Il blog del Forum Cittadino Permanente di Cologno Monzese

21. 5. 10.

INCHIESTA SU COLOGNO. Il tuo rapporto con questa città. Le risposte di una cittadina

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Forum cittadino di Cologno Monzese
Pubblichiamo in forma anonima le risposte all’inchiesta di una cittadina

1. Quali luoghi (quartiere, edifici, strade) conosci di più? Quali sono in essa i tuoi percorsi più frequenti? Che sensazioni o pensieri ne hai ricavato ? Sono cambiati nel tempo? ( Se sì, perché?)

 I luoghi che conosco di più sono: il quartiere in cui vivo, S. Giuliano e il centro di Cologno M.se. Il  percorso più frequente è quello che mi porta ogni mattina al lavoro (casa mia – fermata del metrò), alla scuola di mio figlio minore (casa mia – Via Volta), nonché verso il centro di Cologno ove si trovano negozi, Banca ecc.
I percorsi, nonché la strutturazione della città, non sono cambiati nel tempo. Vivo a Cologno da 18 anni e, a parte qualche intervento sulle strade e marciapiedi, il contesto intorno non si è modificato. Il verde è sempre lo stesso (a parte la nuova piantumazione davanti al cimitero vecchio). La fermata del metrò Cologno Centro è immutata (non sono state migliorate le aree attorno per collocare bici o motorini; vi è solo il parcheggio delle auto, tra l’altro nemmeno disposto con strisce, ecc.). Il centro poi ha avuto un miglioramento nella chiusura del traffico, divenendo area pedonale; ma, a parte questo, non mi sembra che in questi anni si sia investito per creare una piazza, dove i giovani o noi adulti possiamo incontrarci, o punti di informazione di eventi della città. (Vedi invece isola pedonale di Cernusco s/n).

2.Cosa indicheresti come “bello” a Cologno? Cosa, invece come “brutto” o “insopportabile”?

 Di bello a Cologno c’è ben poco. Se qualcuno mi dovesse chiedere se amo Cologno, chiaramente per affetto e radicamento rispondo: - Sì, amo Cologno, perché è la mia città, ci vivo, ho i miei riferimenti, i miei affetti, ma non direi che è un bel posto dove viverci. Forse l’unica cosa bella è il parco di S. Maurizio, unica area verde rimasta ed apprezzabile per fare delle camminate. La cosa davvero insopportabile a Cologno è il traffico: non ci sono piste ciclabili e soprattutto non ci sono aree per collocare le bici in modo sicuro.

3. Quali persone ( e di che ceto sociale) hai frequentato di più e conosci meglio? Che idea te ne sei fatta?

 Le persone che frequento (alla mia età 40/45 anni escludendo naturalmente i vecchi amici) sono altri genitori di figli in età scolare (il ceto sociale è della classe media), con cui si condivide la vita scolastica oppure la vita sportiva dei figli. L’idea che mi sono fatta delle persone è che sono/siamo tutti assorbiti dalla vita frenetica dei giorni nostri, casa – lavoro – figli; e ci sono pochi spazi per poter coltivare vere amicizie, poi molti di noi hanno a carico genitori molto anziani che necessitano di cure. Quindi, per generalizzare, le persone tendono sempre più ad avere rapporti di facciata/cordialità e nulla più. Viviamo in una collettività, ma isolati nel proprio nucleo familiare.

4.Quali sono per te i problemi sociali più gravi di questa città?

 I problemi sociali più gravi in ordine di importanza direi che sono:
•    Isolamento/solitudine degli anziani. Ci sono pochi luoghi di ritrovo per questa fascia di età e soprattutto diretti al genere maschile; le donne non hanno possibilità di incontrarsi e fare nuove amicizie a meno di frequentare la parrocchia. Il mio quartiere è particolarmente afflitto da questo problema. Dalle poche informazioni in possesso non è così in altri quartieri, dove ci sono centri di aggregazione (villa Citterio in Centro, o Amici della Terra al quartiere Sud,  dove si organizzano serate danzanti o corsi di ginnastica ecc.).
•    Disagio giovanile, vi è una larga fascia di ragazzi, che vedo in giro per strada, sono coetanei dei miei figli e non fanno parte di comunità, quali parrocchia, centro sociale giovanile (Sirio) oppure società sportiva. Passano ore, dopo la scuola, per strada, sui muretti di parcheggi. Molti di questi ragazzi hanno genitori che sono fuori di casa tutto il giorno. Spesso in queste situazioni si alimenta la noia e la cronaca è piena di gesti compiuti per noia!
•    Le strutture scolastiche sono fatiscenti.
•    Vi è un problema di alloggi popolari; e gli affitti a Cologno sono molto alti.
•    Si sta erodendo il capitale sociale relazionale con conseguenze di disgregazione sociale, rottura del patto tra generazioni, isolamento, perdita delle tradizioni popolari, mancanza di solidarietà, diffidenza nel prossimo, abbassamento del livello culturale delle generazioni che sono fuori dai percorsi scolastici/formazione/politici.

5. Quali sono per te i problemi ambientali più gravi di questa città?

 Traffico e conseguente inquinamento; il Lambro e il pericolo delle esondazioni (mancanza di interventi di contenimento dei flussi); riscaldamento appartamenti obsoleti (sprechi o poca ottimizzazione) e poca vigilanza sui vincoli; rifiuti sia domestici che urbani in continuo aumento e poca sensibilizzazione civica sull’argomento.

6. Hai conoscenza dei legami che  singoli abitanti di Cologno (o famiglie o gruppi) intrattengono con  persone o gruppi di altre città (magari da cui provengono) italiane o straniere?

I legami con persone di altre città sono forti nel momento del bisogno o del distacco dal luogo natale, soprattutto se avviene in età adulta  Di solito questi legami si mantengono quando gli individui per motivi di lavoro si trasferiscono altrove. Conosco molti insegnanti che provengono dal Sud e che hanno lasciato la famiglia di origine nel paese di nascita. I legami in questo caso sono ancora molto forti, per il resto le seconde generazioni tenderanno a radicarsi nel luogo di nascita e a non coltivare più questi legami.

7. Hai contatti con associazioni (culturali, di volontariato, ecc.) operanti a Cologno? Ce ne parli?

 Sì, ho contatti con un movimento politico, ma da pochi mesi. Sporadicamente mi rendo disponibile per attività in parrocchia, pur non frequentando la comunità assiduamente. Per il resto Cologno non ha a mio avviso molte associazioni culturali e spesso quelle esistenti hanno barriere all’entrata che non permettono il coinvolgimento immediato a meno che non sei accompagnato da qualcuno che già frequenta quel luogo.

8. Hai contatti con sindacati o partiti o altre istituzioni politico-culturali o economiche che operano in questa città? Ce ne parli?

 NO

20 /05/2010

15. 5. 10.

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Ennio Abate, SUL CONTRASTO GIOVANI-VECCHI A COLOGNO MONZESE. Riflessione di un vecchio.

 “La forza con la quale rifiutiamo qualcosa è proporzionale a quella con cui affermiamo l’esistenza del suo contrario”
(F. Fortini, Insistenze, p.129, Garzanti, Milano 1985)

@ANONIMO 30 aprile 2010 14.49
"Ennio Abate???? un sessantottino comunista frustrato".
No,caro anonimo, frustrato sei tu che ti nascondi. Io uso ancora, come vedi, la frusta, quando serve! (da COLOGNO NEWS)

Nelle ultime elezioni sono rimasto impressionato dalla caparbietà con cui i giovani candidati di alcune liste  hanno cercato, IN QUANTO GIOVANI E SOLO IN QUANTO GIOVANI  di farsi spazio contro quelli che essi definivano “i vecchi politici colognesi”.
Ridotta all’osso, alla struggle of life (all’homo homini lupus) tutto questo giovanilismo, che non guarda in faccia a nessuno e non vuole perdere tempo a spiegare quali siano le ragioni di superiorità politica di una faccia nuova rispetto a una faccia vecchia, equivale al semplice: «Togliti di mezzo! Adesso tocca a me!». Una clava sulla capoccia del vecchio, una pugnalata alle spalle, un po’ di veleno durante un banchetto di nobili – l’omicidio insomma – ha risolto nei secoli questo scontro tra vecchi e giovani che nel Novecento, in termini colti e sublimati, Sigmund Freud ha chiamato «complesso di Edipo».
Non è, comunque, che in genere i vecchi andassero o vadano anch’essi tanto per il sottile nel dimostrare perché la loro faccia vecchia è superiore a una nuova.
Oggi il conflitto si è complicato. Il duello generazionale continua e non si vede uno sbocco. Si pensi al lavoro precario che colpisce quasi tutti i giovani. Ancora una volta i giovani vogliono spodestare i vecchi, ma sono a corto di argomenti validi. E sempre senza validi argomenti i vecchi non vogliono farsi spodestare e sbarrano il passo ai giovani, sgambettandoli o eliminandone la concorrenza in modi altrettanto spicci.

È indubbio che a Cologno la Giunta detta di “Soldano II” sia fatta per lo più di persone anziane. E che la gerontocrazia domini in tutti i partiti. Ma che serietà e che possibilità di ribaltare questo predominio può avere una lista di “giovani” messa su alla brutta sotto le elezioni o addirittura nel corso delle elezioni?
Mentre tutti si scandalizzerebbero se qualcuno si volesse improvvisare medico, avvocato, ecc., ci si può improvvisare politici?
I “ggiovani”, visti all’opera in queste elezioni, non brillano per preparazione politica.
Del resto, dove avrebbero potuto fare dell’apprendistato, se i partiti hanno smantellato le sezioni e si sono ridotte a segreterie di leader regionali o locali che ricevono l’imbeccata dai leader nazionali attraverso la TV?
I “ggiovani” sono perciò venuti su succhiando l’antipolitica (alla Grillo, alla Di Pietro) o le vecchie giaculatorie democraticistiche dei partiti. Non si accorgono che l’antipolitica è soltanto la faccia parolaia della vecchia politica, non una sua alternativa. E che le giaculatorie democraticistiche non fermano la Crisi (mondiale).
Ma a me di fronte a questa precipitazione giovanilistica di arraffare un assessorato, viene da chiedere: ma che respiro ha il vostro progetto, se si riduce a conquistate senza se e senza ma  soltanto un qualsiasi assessorato?  E ora che non avete “sfondato” e – spero - avete capito che la realtà è più dura di quella che pensavate, cosa farete? Salterete sul carro del vincitore? Vi ritirerete nel mugugno impotente? E cosa faranno gli stessi pochi “ggiovani”, che hanno raggiunto il loro “scopo”, che ce l’hanno fatta e sono diventati assessori o consiglieri, se si ritroveranno soli, staccati dagli elettori, invisi ai non elettori (ai tanti che si sono astenuti)?

È indubbio che il contrasto vecchi-giovani abbia serpeggiato sotterraneamente in tutti i partiti e le liste civiche; e che sia stato “accomodato” per il momento ( ma non risolto chiaramente) con qualche compromesso più o meno educatamente e più o meno democraticamente.
E allora a me, vecchio,  viene da proporre una riflessione (non un predicozzo) per indurre almeno chi ha voglia di ragionare a capire cos’è davvero IL VECCHIO da contrastare.

Parto da un  confronto del presente coi tempi, in cui ero io ad essere giovane; e iniziai, nel lontano ’68, a far politica a Cologno Monzese.
Avevamo formato un Gruppo operai-studenti indipendente, come può essere oggi una qualsiasi lista civica. Ma – ecco la differenza - non pensavamo solo o soprattutto alle elezioni. Anzi in quell’anno votammo e invitavamo a votare scheda bianca. E perché? Perché  la nostra critica della politica non si limitava a chiedere la sostituzione delle facce vecchie con  delle facce nuove, ma voleva ribaltare le sue ferree regole e costruirne di nuove, ribaltando i rapporti sociali tra classi dominati (i capitalisti) e dominate (i lavoratori). Per far questo cercavamo dei maestri, per capire e criticare a fondo, alle radici la Politica e la Società. E avevamo individuato un Nemico vero, mondiale (il Capitale) che arrivava a condizionare anche la vita di questa città.
Il massimo del nostro sforzo non era indirizzato, perciò, a farci eleggere in consiglio comunale o a diventare assessori, ma ad organizzare in forme politiche nuove e indipendenti dai partiti le forze sociali che ci parevano più attive e desiderose di lottare (studenti e operai). Guardavamo a quello che succedeva nelle pieghe di questa città, e non solo  agli intrighi dei partiti che la governavano.  Non ci limitavamo a criticare “i vecchi” perché vecchi o sgrammaticati  o “attaccati alla poltrona”, ma perché facevano  scelte politiche che a noi sembravano dannose per la città. Prendemmo la via più lunga, quella dell’autorganizzazione. E non pensavamo alle cariche politiche come a una “professione” o a un privilegi oda cui cavare un’integrazione dei nostri redditi.
E perciò impiegavamo il nostro tempo libero dallo studio o dal lavoro per preparare e a distribuire davanti alle piccole fabbriche volantini sui problemi del salario e delle condizioni di lavoro degli operai. Organizzavamo “i proletari” (gli immigrati) per rivendicare dall’Amministrazione Comunale asili nido o per far abolire i doppi turni nelle scuole elementari e medie, a quei tempi troppo affollate. Facevamo ripetizione in qualche scantinato ai ragazzini bocciati  o rimandati. Occupammo con i genitori le scuole per ottenere questi obiettivi. E, per affermare il «diritto alla casa», occupammo più tardi persino i palazzi appena costruiti in Via Papa Giovanni. Oltre ad essere attenti a come vivevano gli abitanti di Cologno (al “sociale”, come allora dicevamo),  volevamo fondare una “nuova sinistra rivoluzionaria” contro il “vecchio” di allora (la DC, il PCI, il PSI) che ci sbarrava la strada o ci voleva “integrare”. Contestavamo le loro scelte politiche (“le riforme di struttura”) , le teorie (studiando con qualche compagno “più vecchio” di Milano i libri di Marx e Lenin), la storia (“La Resistenza è rossa, non democristiana” gridavamo alle manifestazioni del 25 aprile, scandalizzando i”vecchi”).

Eravamo  degli illusi? In parte, sì. Siamo stati sconfitti? Certamente. Ma abbiamo avuto il coraggio di puntare in alto, a  qualcosa di radicalmente nuovo e di profondamente democratico. Non ci accontentavamo di un “nuovo” di facciata, di una riverniciatura dei vecchi partiti politici.
Ora tutto è cambiato (in peggio, secondo me). Ma non solo per colpa dei “vecchi politici” che infinocchiano i “ggiovani”.  
Il fatto grave è che, oltre alla crisi economica che incalza (qualcuno parla nei partiti o nelle liste civiche di cosa sta succedendo in Grecia?), c’è una confusione tremenda di idee e  né “i ggiovani” né i “vecchi” sanno più come arrivare a rinnovare davvero questa maledetta politica (in generale e non solo di Cologno).
Possiamo però rinunciarvi? E accontentarci periodicamente di  partecipare alle elezioni? E i problemi della città? Come non vedere che restano irrisolti o peggiorano? Come non vedere che le idee degli uomini del centro sinistra non sono migliori di quelli degli uomini del centro destra e viceversa?

Prendiamo il caso della ex –Torriani. È una patata bollente che è passata dal centro sinistra, che aveva prospettato una soluzione non certo “popolare”, al centro destra, che prima delle elezioni si era limitato a raccogliere firme simboliche “contro la cementificazione” e poi non ha avuto il tempo di dire con chiarezza se cementificava o non più. Ed ora torna nuovamente al centro-sinistra.
 Che faranno su una questione come questa, dove gli interessi di tutti i cittadini (o almeno della maggioranza degli abitanti di Cologno, sono chiaramente in contrasto con quelli del Capitale (in questo caso della rendita finanziaria, delle immobiliari, dei costruttori)?
Se si facesse un referendum, non penso che il risultato sarebbe a favore di un aumento della cementificazione. Avere più verde al posto di nuove costruzioni, che porterebbero anche  più traffico, più inquinamento, è un obiettivo ragionevole e sanamente popolare. (E forse per timore di ciò non si fa nessun referendum sul tema e al massimo si sono raccolte firme simboliche “contro la cementificazione”per farsi un po’ di pubblicità).

La risposta di “Soldano I” fu “pragmatica”: alleanza con le immobiliari (rendita fondiaria) in cambio di soldi per risanare il deficit comunale. La risposta di Velluto o di Di Bari quale sarebbe stata? Sarebbe stata diversa?
La risposta degli oppositori “intelligenti” di “Soldano I” (ad es. CSD) era stata: alleiamoci col capitale più innovativo, portiamo qui il capitale che investe in ricerca e in conoscenza, che conterà di più in futuro, non continuiamo ad allearci  sempre coi soliti “palazzinari”, perché il territorio di Cologno non ce la fa più, e nuove costruzioni non  sono “ecosostenibile”.

E se qualcuno avesse il coraggio di tornare a dire: MA IL VECCHIO DA CONTRASTARE NON È PER CASO IL CAPITALE?
Diranno tutti che sarebbe un’idea folle. Lo diranno i “ggiovani politici” e i “vecchi” politici, sia del centro destra  liberisti,  sia del centro sinistra vagamente statalisti!
Ma, signori,  il problema  su cui si misura il vero nuovo dal falso nuovo è proprio qua!
Il vecchio, il veramente vecchio, capace di colpi di coda, di guerre, ecc, e che non si sa quanto durerà e quante altre distruzioni procurerà  è il Capitale, ignorato o taciuto sia dai “ ggiovani” politici che dai “vecchi politici”, che non sanno più misurarsi con questo CONVITATO DI PIETRA  e parlano d’altro. Non ci vogliono neppure più pensare!
E allora come si fa a rinnovare Cologno o la politica di Cologno se non si ha coscienza di quali sono i veri padroni di Cologno?

Torno al contrasto vecchi-giovani a Cologno Monzese. Esso è la schiuma di sommovimenti  più profondi che  dobbiamo capire.  Siamo in difficoltà. Mancano i luoghi di riflessione pubblica su questi e su altri temi. Sono scomparse le sezioni di partiti, i gruppi di studio, le assemblee pubbliche.  C’è il Forum, ma è malvisto dai partiti. Attirano di più i partiti che promettono candidature e assessorati. Le riviste (a Cologno un gruppo di persone da anni pubblica «Poliscritture») appaiono una cosa stramba o un “lusso da intellettuali”, invece che un laboratorio per costruire assieme idee nuove anche per questa città.
Eppure il vero nuovo non nasce senza prima essere pensato. E la critica contro il falso nuovo e il falso vecchio può aiutare a farlo nascere.
Bisogna, perciò, secondo me, ricostruire un confronto difficile tra vecchi e giovani che vogliono lottare per un vero nuovo.
Da dove si può ricominciare? Che  si possa ricominciare da quel Marx di cui si sono disfatti i partiti di sinistra? Che ci sia bisogno di un’inchiesta su Cologno, su questa città di periferia che non si vuol guardare allo specchio?
Chi vivrà, vedrà.
 
9 maggio 2010

10. 5. 10.

RESISTENZA COSTITUZIONE LAVORO - Incontro con C. Smuraglia

Mercoledì 12 maggio 2010 - ore 21

in occasione del 65° anniversario della Liberazione dal nazifascismo

in Sala Pertini – Villa Casati – Via Mazzini 9 – Cologno Monzese

RESISTENZA

COSTITUZIONE

LAVORO

incontro con

CARLO SMURAGLIA

ex Presidente della Commissione Lavoro del Senato

e presidente dell’ANPI Provinciale di Milano

Interverrà MARIO SOLDANO, Sindaco di Cologno Monzese

Aderiscono e promuovono la serata :

LE OO.SS., ACLI, PD, CSD, PSI, SEL, PRC

TUTTA LA CITTADINANZA ETUTTI COLORO CHE HANNO A CUORE LA DIFESA E

L’ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE ITALIANA SONO INVITATIA PARTECIPARE

E A DARE IL PROPRIO CONTRIBUTO DI IDEE ALLA DISCUSSIONE

Info: ANPI-Ass. Naz. Part. d’Italia – Sezione di Cologno Monzese – Via Neruda, 9 - 348.4972898

volantino ANPI

7. 5. 10.

Forum cittadino di Cologno Monzese INCHIESTA SU COLOGNO MONZESE

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Una città è viva se i suoi abitanti sono capaci di  prendersi cura e migliorare i rapporti che avvengono nelle sue case, per le sue strade, nelle sue piazze o parchi, nei luoghi di lavoro o di svago.
Una città è viva se, a far sentire la propria voce sui problemi da risolvere, sono molti cittadini e non i soliti pochi.
Il Forum cittadino ha più volte sottolineato che per conoscere di più e meglio la realtà di Cologno Monzese, bisogna far parlare i cittadini.
Iniziando questa INCHIESTA, passiamo dalle parole ai fatti.
Sulla traccia di semplici domande su un tema preciso (il rapporto del singolo con questa città) e attraverso una intervista-colloquio su appuntamento della durata di circa 45 minuti,  raccoglieremo il maggior numero possibile di impressioni, idee e esperienze delle persone che incontreremo.
L’intervista-colloquio può, ma solo se l’intervistato/a accetta, essere registrata in audio e/o in audio video. E in caso di pubblicazione (cartacea o on line), il materiale sarà visionato dall’intervistato/a e dovrà avere la sua approvazione.

* Chi volesse collaborare all’inchiesta su Cologno come intervistato/a oppure come ricercatore sul campo può telefonare a Ennio Abate (331.357.4441) o a Bianca Cairoli (02.2542366) o scrivere a ennioabate@alice.it

I garanti del Forum: Ennio Abate, Bianca Cairoli, Marco Colombelli

Forum cittadino di Cologno Monzese
DOMANDE INIZIALI PER INTERVISTE

Tema d’indagine: Il tuo rapporto con questa città

1. Quali luoghi (quartiere, edifici, strade) conosci di più? Quali sono in essa i tuoi percorsi più frequenti? Che sensazioni o pensieri ne hai ricavato ? Sono cambiati nel tempo? ( Se sì, perché?)

2.Cosa indicheresti come “bello” a Cologno? Cosa, invece come “brutto” o “insopportabile”?

3. Quali persone ( e di che ceto sociale) hai frequentato di più e conosci meglio? Che idea te ne sei fatta?

4.Quali sono per te i problemi sociali più gravi di questa città?

5. Quali sono per te i problemi ambientali più gravi di questa città?

6. Hai conoscenza dei legami che  singoli abitanti di Cologno (o famiglie o gruppi) intrattengono con  persone o gruppi di altre città (magari da cui provengono) italiane o straniere?

7. Hai contatti con associazioni (culturali, di volontariato, ecc.) operanti a Cologno? Ce ne parli?

8. Hai contatti con sindacati o partiti o altre istituzioni politico-culturali o economiche che operano in questa città? Ce ne parli?

9. (Se giovane) Come sono i tuoi rapporti con gli adulti in questa città?

9.1. (Se adulto) Come sono i tuoi rapporti con i giovani in questa città?

5 maggio 2010

26. 1. 10.

Incontri con il candidato alle primarie Donato SALZARULO

Mercoledi 27 Gennaio  ore 21:00
     Auditorium di via Petrarca
e
Giovedi 28 Gennaio  ore 21:00
    Centro Anziani di via della Repubblica (San Maurizio)
   
       DONATO SALZARULO
candidato sindaco
alle primarie del centro sinistra
sostenuto da 
COLOGNO SOLIDALE e DEMOCRATICA
          INCONTRA I CITTADINI
per uno scambio di idee ed approfondimenti sul futuro della città
COLOGNO PUO’ CAMBIARE, NON PERDERE L’OCCASIONE
  
        Domenica 31 Gennaio
PARTECIPA ANCHE TU ALLE PRIMARIE E VOTA
  TAKE PART IN THE PRIMARY ELECTION AND VOTE
     PARTICIPE USTED TAMBIÉN EN LA ELECCIÓN PRIMARIA Y VOTE
       PRENEZ PART VOUS AUSSI AUX ELECTIONS PRIMAIRES ET VOTEZ
     DONATO SALZARULO
   
   
Per le primarie del Centro-sinistra possono votare
tutti gli elettori del Comune di Cologno Monzese e, inoltre,
coloro che hanno compiuto 16 anni entro la data del 31 gennaio 2010 e 
gli stranieri regolarmente residenti.
Per luoghi ed orari del voto leggi qui

23. 1. 10.

Anonimo colognese del XXI sec.
A FILASTROCCHE RO SINDECHE SALZARULE

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Ecché succere a Cologne Monzese
Facite nu sindache ogni sei mes’?

E sì, che nge vulite fa
Chille nun sanne governà!

Ma allore non c’è nient’ ra fà!
Manc’o pataterne ve po’ aiutà!

Cumpà, o pataterne lasciammele stà!
E primarie amma fa! Amm’a ì a vutà!

Ma stavote chi putimme vutà?
So tutte candidate quaquaraquà!

Eh, no! une nge stà, ca putimme vutà!
Chille è nu maestre e a politiche a sape fà!
Se chiamme Salzarulo Donato
e a Culogne cu l’immigrate è arrivate.
Isse sape scrive e parlà
e Culogne nunn’a tene sule int’o core
ma ne canosce pure e guaie e o dulore.
E po cu’ a gente nge sape fà.
Nunn’è cumme a chill’ate baccalà
ca vonne sule cummannà.
Cà, Cologne, l’amm’à cagnà!
E cu Salzarule o putimme fà.
Iamme, iamme, currimme a vutà!

____________________________________________________________________________________________________________________________

Ma che succede a Cologno Monzese?
Fate un sindaco ogni sei mesi?

E sì, cosa ci volete fare
Quelli non sanno governare!

Ma allora non c’è niente da fare!
Neanche il padreterno vi può aiutare!

Amico, il padreterno lasciamolo stare!
Dobbiam fare le primarie! Dobbiamo votare!

Ma stavolta chi possiamo votare?
Tutti i candidati lasciano a desiderare!

Eh, no! Uno c’è, che possiamo votare!
Quello è un maestro e la politica sa fare!
Si chiama Salzarulo Donato
e a Cologno con gli immigrati è arrivato.
Lui sa scrivere e parlare
e Cologno non ce l’ha soltanto nel cuore
ma ne conosce pure i guai e il dolore.
E poi con la gente ci sa stare.
Non è come quegli altri baccalà
che vogliono solo comandar.
Qua, Cologno, la dobbiamo cambiare!
E con Salzarulo lo potremo fare.
Su, su, corriamo a votare!

sabato 23 gennaio 2010.

21. 1. 10.

QUANDO E DOVE SI VOTA PER LE PRIMARIE DEL CENTRO SINISTRA

 

Per le Primarie del Centro Sinistra a Cologno Monzese si vota      

                         Domenica 31 gennaio
                   dalle ore 8,00 alle ore 21,00
    in base alla zona di residenza presso le seguenti sedi:

Scuola elementare di via Pascoli  (Zona San Giuliano)
seggi   28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36
per i cittadini che votano nelle scuole di via Vespucci  e via Pascoli.

Centro civico di via Trento (ex consiglio di zona Cologno Sud)
seggi 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15,1 6, 17, 18
per i cittadini che votano nelle scuole di via Liguria e via Martin Luter King .

Centro anziani di via Della Repubblica (zona S.Maurizio)
seggi 19, 20, 21, 22, 23
per i cittadini che votano nella scuola di via Della Repubblica

Auditorium di via Petrarca (Cologno centro)
seggi 1, 2, 3, 4, 5, 6,
per i cittadini che votano nella scuola di via Manzoni.

Scuola elementare di via Boccaccio (zona q.re  Stella-Bettolino)
seggi  37, 38, 39, 40
per i cittadini che votano nella scuola di via Boccaccio

Scuola elementare di viale Lombardia (zona V.le Lombardia)
seggi 24, 25, 26, 27
per i cittadini che votano nella scuola di viale Lombardia.

Ricordate che è necessario presentare la carta d’identità.

Possono votare anche
le/i ragazze/i che hanno compiuto 16 anni e
i cittadini stranieri che sono regolarmente residenti.

DONATO SALZARULO è il candidato di COLOGNO SOLIDALE E DEMOCRATICA alle primarie

Cologno Solidale e Democratica ha individuato nella persona di DONATO SALZARULO
il candidato Sindaco con cui parteciperà alle primarie di coalizione del centro-sinistra;
primarie che si terranno il 31 Gennaio 2010 e che permetteranno ai cittadini colognesi 
di scegliere democraticamente il candidato Sindaco per le prossime elezioni comunali.
Con questa scelta Cologno Solidale e Democratica ha inteso mettere a disposizione degli
elettori e delle elettrici colognesi un protagonista della storia e della vita politica,
sociale e culturale della nostra città. Insegnante dal 1968 e Dirigente scolastico dal 1986,
Salzarulo è stato per anni Consigliere comunale e Assessore alla Pubblica Istruzione,
svolgendo con spirito indipendente e intento innovativo il lavoro nelle istituzioni
al servizio del bene comune, raccogliendo consenso e ricevendone numerosi riscontri positivi.
Ricco di conoscenze ed esperienze è persona culturalmente aperta, capace di ascolto e di
dialogo con tutti, soprattutto con i più deboli e gli ultimi.
Donato Salzarulo puo’ vincere le primarie e diventare candidato Sindaco della coalizione
di centro-sinistra, svolgendo un ruolo di garanzia per il  programma per tutte le forze
politiche presenti nella coalizione.
Cologno Solidale e Democratica è convinta di raccogliere intorno a Donato Salzarulo
un consenso maggiore di quello  della lista civica stessa, attingendo voti da un più ampio
elettorato di centro-sinistra. A tal fine invita tutti i cittadini a partecipare alle primarie
e a sostenere questa candidatura nelle forme più opportune. 
 

Cologno Solidale e Democratica

Volantino disponibile qui

FORUM sulle PRIMARIE DEL CENTRO SINISTRA

Quanto c’è di nuovo? Che cosa ci aspettiamo?
Quali informazioni ci servono per partecipare e decidere?

Discutiamo di primarie,
di candidature e di elezioni

al FORUM CITTADINO

venerdì 22 gennaio
ore 21.00
Auditorium di Via Petrarca 13 – Cologno Monzese

Volantino disponibile qui

23. 12. 09.

EFFETTI DELLA CRISI NELLE AZIENDE METALMECCANICHE DELLA ZONA COLOGNO-SESTO-CINISELLO. Relazione di Roberto Zanotto (FIOM Camera del Lavoro di Sesto S. Giovanni). FORUM CITTADINO DI COLOGNO del 10 dicembre 2009

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Non sono un economista gli aspetti generali li affronterò attraverso le situazioni concrete che quotidianamente ci troviamo ad affrontare.

A Sesto, Cinisello e Cologno le aziende metalmeccaniche che noi seguiamo sono circa 150 con più o meno 10.000 dipendenti.
Su 150 aziende quelle che non hanno in corso procedure di cassa o di licenziamenti sono solo 31 in tutti e tre i Comuni.
A Cologno su oltre 30 aziende quelle che non hanno in corso procedure sono poco più di 10.
 A queste vanno però aggiunte quelle situazioni che non passano attraverso noi:
le aziende molto piccole, a Sesto sono numerose, e i lavoratori precari che affrontano tutto questo con un terribile senso di ineluttabilità.
In particolare i giovani lo vivono come se fosse nella normalità delle cose.
E per loro la situazione ha un impatto più esteso: su 170.000 posti di lavoro persi negli ultimi mesi, 110.000 sono di persone tra i 18 e i 34 anni.

Rispetto alle situazioni di crisi che stiamo affrontando abbiamo raccolto tre caratteristiche comuni sulle cause:

1.    Finanziaria, indipendentemente dall’attività e dal settore le aziende incontrano grandi ostilità a ricevere credito. Le banche non vogliono correre il minimo rischio, come se non volessero mettere a repentaglio la liquidità che lentamente stanno recuperando e che potrebbe servire a loro.

2.    Produttiva. Vi è una concreta riduzione dell’attività da svolgere. Non si vende, non vi sono ordini, chi ordina non paga, non si consegna e non c’è necessità di produrre. Le aziende lamentano che non hanno risorse economiche neanche per produrre per il magazzino.

3.    Si approfitta. L’impatto con la crisi per qualcuno, pochi, è marginale o assorbibile dall’attività residua, si approfitta per ridurre i costi, in particolare quello dei dipendenti e dei diritti.
Su questo le richieste sono diverse:
•    La peggiore è quando ci dicono che lavorando in un mercato senza regole non capiscono perché loro debbano rispettare le leggi e le norme che tutelano il rapporto di lavoro. Lo ripetono con un tranquillità che lascia sorprendenti, come se non fosse vergognoso il solo pensarlo, come se si aspettassero condivisione, come se fosse normale.
•    Altre ci propongono uno scambio tra la loro disponibilità a restare in questo territorio e la riduzione di conquiste contrattuali o la sostituzione dei dipendenti con altri a stipendi più bassi. Chi ci ha proposto questo non minacciava di andare in Cina ma in Friuli.
•    Eppoi ci sono le  multinazionali che agiscono in due modi:
-    la perdita di redditività  mondiale viene ripartita per ogni paese indipendentemente dalle condizioni produttive o economiche di quello stabilimento.
-    tolgono dalle aziende italiane, siano sedi loro o di fornitori, per riportare in casa le attività da fare, sia quelle pregiate di ricerca sia quelle produttive. Se si ripartirà dopo la crisi, lo si farà lì, nel paese dove la multinazionale ha cuore e portafoglio e coinvolgerà i lavoratori di quel paese.

Questo è il tentativo di raggruppare le cause secondarie, quelle che determinano l’esito finale. Sulle cause principali penso si sia già detto e scritto molto. Vi ricorderete come tutto è partito…
5 anni fa il petrolio costava meno di 30 euro al barile è arrivato a 150 nell’autunno scorso. Così le altre materie prime.
Prima del l’estate 2008 sembrava non dovesse finire la pacchia di riuscire a moltiplicare i soldi. Grazie a tassi di interesse molto bassi ci si indebitava negli USA per comprare casa e quant’altro serviva. La speculazione finanziaria sembrava alla portata di tutti: nella primavera del 2008 ogni giorno si firmavano contratti per 1 miliardo di barili di petrolio mentre la produzione reale era di 90 milioni, la differenza era ricchezza basata su niente.
Tutto questo sembrava garantito per anni.
Quando insieme alle materie prime sono aumentati i prezzi e insieme al costo dei mutui si sono ridotti i consumi, si è velocemente inceppata la capacità di pagare i mutui. Le banche hanno fatto valere le ipoteche e rilevate le case ma così i prezzi delle case sono caduti e le banche si ritrovano un valore inferiore a quanto finanziato.  Ma avendo le finanziarie che hanno fatto i prestiti venduto i mutui alle banche di tutto il mondo per avere nuovi soldi , sono state molte le banche che si sono ritrovate con obbligazioni che non riescono a coprire se non utilizzando i propri fondi di riserva; si impoveriscono e non danno credito se con alte garanzie.
Nel frattempo Cina e India che hanno subito meno l’impatto della crisi continuano a acquistare materie prime mantenendo alto il loro prezzo.
Questo ha contribuito ad allontanare una soluzione veloce della crisi e aggravato l’aspetto produttivo e industriale della crisi.
 Il tutto reso possibile dalla complicità o superficialità di chi avrebbe dovuto tenere sotto controllo la situazione. Basti pensare che qualche settimana prima dello scoppio evidente della crisi la banca Centrale Europea avvisava gli stati membri che il problema per il 2009 sarebbe stato l’aumento dell’inflazione e invitava tutti i paesi a mantenere bassi gli aumenti salariali.

Gli effetti di queste cause sono più o meno drammatici in relazioni alle condizioni che ha l’azienda. Anche su queste condizioni abbiamo sintetizzato tre esempi:

1.    la capacità finanziaria delle aziende. Indipendentemente dalla dimensione molto spesso le aziende sono sottocapitalizzate, incapaci di affrontare le difficoltà economiche con risorse proprie. Quando l’accesso al credito si restringe non trovano alternative al loro interno.
2.    La volontà da parte degli imprenditori di usare il proprio patrimonio. L’attività svolta per anni o decenni ha consentito ai titolari di accantonare risorse economiche trasformate in patrimoni personali. Questi sono intangibili, scelgono di non metterli a disposizione della loro azienda, anche a rischio di cessare l’attività. In 10 anni gli investimenti produttivi in Italia sono stati circa 100 milioni di euro, gli investimenti delle industrie in attività immobiliari sono stati 1 miliardo.
3.    la capacità delle lavoratrici e dei lavoratori di esprimere risposte collettive che ostacolino e si oppongano alle scelte degli imprenditori.

Ci sono poi due aspetti generali in Italia:

•    Il consumo dei lavoratori dipendenti nel nostro paese è molto inferiore agli altri paesi europei, i dati OCSE e OIL coincidono: su 30 paesi industrializzati nel mondo il reddito dei lavoratori dipendenti italiani si colloca al 23° posto, dietro di noi in Europa ci sono solo Portogallo, per pochi euro di differenza, R.Ceca e Turchia.
•    Molte aziende rispondono a interessi sovranazionali, il cuore e il portafoglio sono in altre nazioni. Da noi non c’è una strategia industriale che protegga l’attività svolta nel nostro paese o che incentivi, favorisca e sviluppi prodotti considerati strategici.
A questo proposito sono significative le affermazioni fatte da dirigenti finlandesi  la settimana scorsa: la ricerca per noi è più semplice farla dove c’è un ambiente intorno alla fabbrica tecnologicamente avanzato e disponibile e dove le istituzioni pubbliche finanziano e costruiscono uno sviluppo del settore in cui sono inseriti.

Nei prossimi mesi, sulla base delle informazioni che noi quotidianamente raccogliamo non accadrà nulla di buono:
oggi continuano ad arrivare richieste di rinnovo della cassa integrazione con scadenza marzo 2010. Per quasi la totalità delle aziende quello sarà il termine finale di tutte le 52 settimane a disposizione.
Molti imprenditori ci dicono che se entro marzo non vi è una ripresa sostenuta, importante e per ora imprevedibile, durante l’anno prossimo si perderanno tante capacità produttive e non sarà facile ritrovarle e recuperarle quando ci sarà finalmente la ripresa.
A questo si aggiungono le dichiarazioni delle multinazionali collocate qua intorno. Nel 2010 loro affronteranno le perdite economiche con la riduzione proporzionale del personale.
Abbiamo adesso qualche azienda che sta riprendendo una parte dell’attività ma sono essenzialmente legate al riconoscimento che hanno ottenuto sull’alta qualità del loro prodotto e su questo hanno investito, ma sono proprio situazioni specifiche e isolate.

                              Zanotto Roberto

12. 12. 09.

Incontro pubblico con Umberto Ambrosoli - 16 Dicembre 2009

 

COLOGNO SOLIDALE E DEMOCRATICA  e

LIBERA  Associazioni, nomi e numeri contro le mafie


 

  MEMORIA – VERITA’ - GIUSTIZIA 

         PER NON DIMENTICARE

 
 

“PAGHERO’ A CARO PREZZO L’INCARICO: LO SAPEVO PRIMA DI ACCETTARLO E QUINDI NON MI LAMENTO AFFATTO ANCHE PERCHE’  PER ME E’ STATA UN’OCCASIONE UNICA PER FARE QUALCOSA PER IL PAESE…….QUALUNQUE COSA SUCCEDA TU SAI COSA DEVI FARE E SONO CERTO SAPRAI FARE BENISSIMO”

(Giorgio Ambrosoli)

 
 
 
 

A 30 ANNI  DALL’ASSASSINIO DI GIORGIO AMBROSOLI,

 

LO RICORDIAMO

 
 

Ragionando, discutendo, riflettendo

 
 
CON   
                    UMBERTO AMBROSOLI
 

Autore del libro.

 
QUALUNQUE COSA SUCCEDA.

         STORIA DI UN UOMO LIBERO

 
 
 Mercoledì  16  DICEMBRE    - ORE  21

AUDITORIUM di Via Petrarca Cologno Monzese.


8. 12. 09.

CRISI, LAVORO, GIOVANI. Forum del 10 dicembre e spunti di riflessione

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La crisi sta logorando l’Italia. I suoi effetti sociali si sentono dappertutto: chiudono fabbriche, i lavoratori e le loro famiglie perdono reddito, i consumi calano, i giovani hanno davanti una carriera di “precari a vita”, le forme di solidarietà s’indeboliscono.
C’è chi prevede un’uscita dalla crisi in tempi brevi e chi dice che durerà a lungo; chi dice che è solo «finanziaria» e chi dice che è «reale»; chi si chiede a che servono gli economisti incapaci di prevedere questo sconquasso e
chi ricorda la tremenda crisi del 1929, dalla quale si  “usci” coi fascismi, i nazismi e una guerra mondiale.
Che fare?

Discutiamo di questo e altro con Roberto Zanotto
Funzionario FIOM  Camera del lavoro di Sesto S. Giovanni
al FORUM CITTADINO
Auditorium di Via Petrarca 9 – Cologno Monzese
(MM Linea verde – Fermata Cologno Centro)
10  dicembre 2009 ore 21.00

SI INVITANO LAVORATORI, PRECARI, DISOCCUPATI E GIOVANI A INTERVENIRE E A PORTARE LE LORO TESTIMONIANZE

Scheda per serata del 10 dic. 2009 su CRISI LAVORO GIOVANI.
Spunti di riflessione a cura del FORUM CITTADINO DI COLOGNO

DA http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001294-351.html

POSTI DI LAVORO PERDUTI: ABBIAMO TOCCATO IL FONDO?
di Pietro Garibaldi 22.09.2009

Dobbiamo ancora una volta ringraziare gli immigrati. Il vistoso calo dell’occupazione italiana nel secondo trimestre del 2009, pari a 378 mila posti di lavoro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sarebbe stato davvero drammatico senza il contributo positivo derivante dalla popolazione straniera. Leggendo con attenzione il comunicato dell’Istat, scopriamo che sono andati distrutti su base annua 562.300 mila posti di lavoro occupati da cittadini nati in Italia: un’ enormità. Tuttavia, grazie all’incremento di 184 mila posti di lavoro occupati da lavoratori stranieri, è possibile sostenere che la caduta occupazionale, pari all’1,4 percento, è preoccupante ma non drammatica.
Il calo dell’occupazione del secondo trimestre del 2009 ha poi colpito innanzitutto i lavoratori precari. Non poteva essere altrimenti, anche perché per interrompere un posto di lavoro a termine non è necessario passare attraverso il licenziamento, in quanto è sufficiente non rinnovare il contratto alla scadenza. I lavoratori dipendenti a termine, una categoria relativamente fortunata all’interno dell’universo dei precari, è diminuita su base annua di 222 mila unità. In rapporto al totale degli occupati, i dipendenti a termini scendono così dal 14 al 12,8 percento. In aggiunta, va ricordato il vistoso calo dei lavoratori autonomi (210 mila posti su base annua), una categoria molto eterogenea all’interno della quale troviamo diverse figure di lavoratori parasubordinati, e in particolare i lavoratori a progetto.
Il tasso di disoccupazione sale al 7,4 percento, rispetto al 6,8 dello scorso anno. L’unica speranza è che questi dati, riferiti al periodo marzo giugno 2009, riflettano il momento peggiore della grande recessione. I dati del terzo trimestre, che saranno però disponibili soltanto a dicembre, potrebbero forse essere lievemente migliori, anche se durante una recessione il recupero dell’occupazione avviene sempre dopo il recupero della produzione.
Infine, ci auguriamo che con la nuova Presidenza dell’Istat riusciremo ad avere una pubblicazione dei dati sulle forze lavoro a frequenza mensile, come avviene nella maggior parte delle economie avanzate.

Comunicato stampa ISTAT
22 settembre 2009
Rilevazione sulle forze di lavoro
II trimestre 2009

Nel secondo trimestre 2009 (*) l’offerta di lavoro registra, rispetto allo stesso periodo del 2008, una riduzione dell’1,0 per cento (-241.000 unità). Rispetto al primo trimestre 2009, al netto dei fattori stagionali, l’offerta di lavoro si riduce dello 0,2 per cento. Nel secondo trimestre 2009 il numero di occupati risulta pari a 23.203.000 unità, in forte calo su base annua (-1,6 per cento, pari a 378.000 unità). Il risultato sintetizza il protrarsi della caduta dell’occupazione autonoma delle piccole imprese, l’accentuarsi del calo dei dipendenti a termine e la nuova riduzione del numero dei collaboratori. In termini destagionalizzati e in confronto al primo trimestre 2009, l’occupazione nell’insieme del ter-ritorio nazionale registra una flessione pari allo 0,3 per cento.
Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni scende dal 59,2 per cento del secondo trimestre 2008 all’attuale 57,9 per cento. Il numero delle persone in cerca di occupazione sale invece a 1.841.000 unità (+137.000 unità, pari al +8,1 per cento rispetto al secondo trimestre 2008). In rapporto alla caduta dell’occupazione, la crescita più contenuta della disoccupazione si associa al nuovo sensibile incremento dell’inattività (+434.000 unità, pari al +3,0 per cento) concentrato nelle regioni meridionali e dovuto a fenomeni di scoraggiamento, alla mancata ricerca del lavoro di molte donne per motivi fami-liari, al ritardato ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Anche il tasso di disoccupazione aumenta, passando dal 6,7 per cento del secondo trimestre 2008 all’attuale 7,4 per cento. Rispetto al primo trimestre 2009, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta di un decimo di punto.

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