Il blog del Forum Cittadino Permanente di Cologno Monzese

25. 11. 08.

TRE DOMANDE E DUE CURIOSITA’ SUL PIANO PROVINCIALE DEI RIFIUTI

Nella cronaca milanese della Repubblica leggo che Penati sostiene "No
all’inceneritore nel parco" Sud (giustamente) e però propone di
costruirne uno nella cosiddetta Grande Milano.
Il Piano del Presidente della nostra Provincia viene così sintetizzato dall’articolista:
- Il  fabbisogno aggiuntivo di rifiuti da smaltire sul territorio
metropolitano è di 600 mila tonnellate l’anno: 140 mila sarebbero di
competenza della nuova Provincia di Monza; ne rimarrebbero da smaltire
460 mila.
- Il problema verrebbe risolto: a) raddoppiando l’impianto di
Trezzo che attualmente smaltisce 180 mila tonnellate l’anno; b)
costruendo un nuovo impianto in zona Nord Milano, in grado di bruciare
370 mila tonnellate l’anno.
"I Comuni del Consorzio Nord Milano -
aggiunge il Presidente - si sono già candidati a ospitare sul loro
territorio un nuovo inceneritore."
Tre domande:
a) il nostro Sindaco e l’A.C. si sono dichiarati disponibili a costruire un nuovo
inceneritore fra Sesto e Cologno?
b) E’ un nuovo inceneritore accanto al vecchio o sostituisce il vecchio?
c) Si può conoscere il dato della raccolta differenziata di Milano-città e dei
singoli Comuni della provincia?
Naturalmente della ricetta europea basata sulle 5 erre:
Riduzione dei materiali, Riuso, Raccolta differenziata, Riciclo, Recupero energetico
neanche un accenno.
Due curiosità: sarei felice di sapere cosa ne pensano i nostri Consiglieri provinciali e,
soprattutto, se possono darci ulteriori e più precise informazioni sulla questione.
Infine vorrei sapere cosa ne pensano i gruppi consiliari e le forze politiche
colognesi.
Grazie
Donato Salzarulo

PS. 
PILLOLA INFORMATIVA SUGLI INCENERITORI

Gli inceneritori o
"termovalorizzatori" (termine in uso solo in Italia per addolcire la pillola,
come precisa Viale nel libro "Azzerare i rifiuti", Bollati Boringhieri, 2008)
sono delle macchine inefficienti che rilasciano in aria inquinanti micidiali. 
Però producono soldi a spese degli utenti e dei contribuenti (grazie agli incentivi CIP6)
e vi sono lobby industriali quanto mai interessate a questi affari. Questo tipo di impianti,
senza questi incentivi, sarebbero antieconomici. Così come sarebbero antieconomici
se non bruciassero, a pieno regime, tutto il bruciabile.
Citazione da libro di Viale:    
"L’inceneritore è una macchina due volte tossica. E’ tossica perché rilascia
ceneri e scorie pericolose che vanno sotterrate in discariche ad hoc, mentre il resto
(quattro quinti) se ne va in fumo. Non sparisce, ma si disperde nell’
aria e poi ricade sui nostri polmoni, sulle cose che mangiamo, sul
terreno dove passeggiamo o giochiamo. Soprattutto si accumula lungo i
diversi anelli della catena alimentare […]
Ma l’inceneritore è tossico soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori
locali, governanti nazionali e commentatori di giornali e telegiornali, i quali aspettano
da quella macchina - invece che dalla riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso
la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini, cioè di coloro che i rifiuti li
producono - una miracolosa soluzione del problema." ( Viale, op. cit. pag. 103-104).

3. 10. 08.

LETTERA APERTA AD AMICHE E AMICI DEL NORD

Care amiche ed amici del Nord,

vivo in mezzo a voi, in una città dell’hinterland milanese, da quarant’anni.

Sono nato in un paese dell’Irpinia d’oriente, al confine tra la Campania e la Puglia. Il mio paese si chiama Bisaccia. Un nome sconosciuto ai più e che francamente non fa impazzire; con gli amici spesso ricorriamo a circonlocuzioni del tipo: “paese d’argilla”. Sintagma  che dice la natura del territorio su cui è insediato (una montagna d’argilla) e, purtroppo, il pericolo di frane al quale è costantemente sottoposto. Ma non frana solo il terreno. Nel mio paese smotta, da oltre un secolo, il tessuto sociale. Bisaccia ha emigrati dappertutto: negli States, in Argentina, nel Canada, in Germania, in Svizzera, in Inghilterra, a Torino, a Milano, a Firenze…Un paese, insomma, svuotato da mille energie intellettuali, morali, culturali, svuotato da quello che certi economisti chiamano “capitale umano”. E, tuttavia, ancora vivo, ancora pronto a fronteggiare con schiena ritta l’esistenza.

A pochi chilometri di distanza si trovano paesi come Santangelo dei Lombardi o Guardia Lombardi. Si chiamano così non a caso. I Lombardi, gli antenati delle persone con cui vivo da quarant’anni, sono stati dalle mie parti. Un tempo le hanno occupate. Le tracce non sono soltanto questi nomi. Forse anche i miei occhi azzurri dicono una possibile provenienza storica del mio materiale genetico. Tiro in ballo questi dati per dire che fra di noi c’è “aria di famiglia” e non potete disinteressarvi di ciò che sta succedendo nei miei luoghi. Beninteso, io dico i “miei luoghi” perché sono nato lì e vi ho trascorso l’adolescenza e la prima giovinezza. Ma io sono abitante colognese, cittadino che fa del suo meglio per dare il proprio contributo nella comunità locale in cui vive. Inutile dire che non sono un leghista, non sogno nessuna Padania e, parlando il mio italiano, mi sento cittadino di questa lingua con occhi e orecchie aperte ad altre lingue, europee e non.

Cosa sta succedendo dalle mie parti? In questi giorni vi sono militari che presidiano le strade provinciali e interpoderali dell’altopiano del Formicoso. Hanno addirittura recinto con filo spinato la zona di Pero Spaccone. Misure da stato di polizia per consentire ai tecnici di Bertolaso l’effettuazione delle operazioni di carotaggio su un terreno  destinato a diventare megadiscarica. Avete capito bene: per “risolvere” il problema dei rifiuti in Campania, fra Bisaccia e Andretta (un altro paese a dodici chilometri dal mio), sul Formicoso appunto, hanno deciso di allestire una piattaforma multifunzionale (la chiamano così) che raccoglierà  anche i rifiuti tossici del Nord. Inizialmente esproprieranno una quarantina di ettari di terreni coltivati a grano e poi si allargheranno fino a cento ettari ed oltre. 

“Giusto!” diranno molti di voi. Non si può continuare a vedere le immagini di una città come Napoli, capitale del Mezzogiorno, invasa dall’immondizia. E meno male che il premier ha preso in mano la situazione, meno male che sta facendo avanti e indietro Milano-Roma-Napoli per verificare di persona e controllare quasi settimanalmente. Quando una situazione va a rotoli, un po’ di decisionismo non guasta. Parlare, parlare…Voi meridionali siete abituati cosi! Noi, invece, siamo lombardi, abituati al fare! E il nostro premier è un  lombardo doc. Lo dicono alla TV e lo scrivono anche i giornali che in quattro e quattro otto  ha liberato Napoli dall’immondizia.

Ammesso che sia vero, a che prezzo? La parte del rompiscatole non mi piace. Né sono uno di quelli abituati a cercare il pelo nell’uovo. Ma ciò che sta accadendo è così ingiusto, è talmente ingiusto che voi non riuscite neanche ad immaginarlo. Anzi, penso che non lo sappiate neanche. Altrimenti, conoscendovi, sono sicuro che rompereste il silenzio ed evitereste di diventare complici di una grande ingiustizia.

Siamo informati continuamente da un sistema mass-mediatico (canali televisivi e giornali) che perseguono prevalentemente lo scopo di difendere gli interessi dei gruppi dominanti e difenderli come legittimi e giusti. Chi ha studiato a fondo e conosce il problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania (e non solo in Campania, anche qui da noi, che abbiamo l’inceneritore a quattro passi, tra Sesto e Cologno, e che per varie ragioni non fa dormire sonni tranquilli agli abitanti della zona), chi ha studiato, dicevo, propone da tempo una politica alternativa dei rifiuti. Una politica incentrata sulla riduzione dell’ingombro (che rappresenta il 40% dei rifiuti), sulla raccolta differenziata porta a porta, sul riciclaggio, ecc.; una politica che eviterebbe gli inceneritori e le megadiscariche e che eviterebbe di compiere lo scempio che hanno già fatto in vari luoghi e che hanno intenzione di fare sull’altopiano della mia adolescenza. Ma questa politica non viene realizzata né dalla destra, né dalla sinistra perché il profitto non si tocca, anche quando manda le società a catafascio come sta succedendo in questi giorni. Non si tocca. E bisogna allora costruire 12 inceneritori in Italia (4 soltanto in Campania) per riempire le tasche delle lobby industriali (IMPREGILO, varie industrie del Nord e centro Italia). Addirittura, lo sapete?, sulla bolletta dell’Enel  paghiamo una tassa (il CIP 6) per dare soldi a questi signori e incentivarli. In attesa che entrino in funzione i termovalorizzatori, si devono costruire megadiscariche e infossarvi tutto l’infossabile. Ridurre l’ingombro? Neanche a pensarci! E che fine farebbero le fabbriche piccole e grandi della plastica, del cartone, del polistirolo?…D’accordo. Utilizziamo allora quotidianamente o quasi  piatti, bottiglie e bicchieri di plastica, cartoni, imballaggi vari e distruggiamo il Formicoso. Così il mio paese, oltre a subire frane, emigrazioni, terremoti, adesso diventerà la megadiscarica della Campania, dell’Italia e di mezza Europa. Lo so: Discariche più o meno grandi sono state o vengono allestite in molti altri luoghi   E, quindi, ripeto: il mio non è localismo. Non è amore di “piccole patrie”. Non è “sangue e suolo”. E’ rabbia, ira per chi ha il potere di fare diversamente e non fa e per tutti noi che potremmo cercare di fare e di costringere a fare diversamente e non facciamo. Me la prendo con me.

Voi pensate che a Napoli, la Iervolino abbia costretto i suoi cittadini a  fare la raccolta differenziata? Sognate! Quante famiglie non pagano la tassa dei rifiuti a Napoli e se ne vantano? Voi pensate che gli industriali di questo nostro ricco Nord decideranno di smaltire rifiuti tossici a prezzo di mercato e in condizioni di sicurezza? Sognate! Vuol dire che non avete letto “Gomorra”. Vuol dire che non sapete che la competitività e la ricchezza di questi luoghi, del nostro Nord voglio dire, deve molto  all’infossamento dei veleni e all’inquinamento delle falde acquifere di molte zone della Campania.  Questione settentrionale? Che grande menzogna! Che mistificazione!…Voi pensate che da oggi o, al massimo, domani modificheremo le nostre civili abitudini di mettere a tavola piatti, bicchieri, bottiglie di plastica?  Sogni!…

Non so se i miei amici e i miei compaesani riusciranno a far valere le loro ragioni (e ne hanno tante) per scongiurare la morte sociale. Oggi sui giornali (non tutti) c’è la notizia che dodici sindaci delle zone si sono incatenati di fronte a Palazzo Chigi per farsi ascoltare. Quello che so è che io c’entro. Anche voi c’entrate. Anche voi potreste chiedere, informarvi, non prendere per oro colato tutto ciò che la TV e i giornali ci dicono. Insomma, tutti possiamo dare una mano per confrontarci, dialogare, praticare soluzioni alternative, cercare di imporre le ragioni di chi è ultimo e oppresso. Il mio paese in questo momento lo è, molti altri paesi lo sono. Se non ci credete, provate ad andare sul Formicoso con google, provate a cliccare sul blog di Comunità Provvisoria o nessunotocchiilformicoso, provate ad ascoltare e a capire. Se vi sono soluzioni alternative, perché distruggere quel poco che resta di economia agricola di una zona?

Grazie

 

                                                                                                            DONATO SALZARULO

 
Cologno Monzese, 1 ottobre 2008

12. 3. 08.

DOVE VA LA NOSTRA CITTA’? DOVE VANNO LE CITTA’?

 

Riproponiamo qui di seguito uno degli interventi al Forum Cittadino tenutosi il 7 Marzo 2008, sul tema dell’Urbanistica

Vanno dove le porta la miopia collettiva.
Cecità” è, anzi,  la parola che usano molti scienziati.
Ripetuti sono i loro ammonimenti  in materia ambientale e  ferma  la loro convinzione che ormai siano necessarie una “rivoluzione” della coscienza, della politica e dell’economia, visto che abbiamo portato il pianeta alle soglie dell’irreversibilità.
 
A Cologno si parla di realizzare un PGT, ed è bene che un PGT venga fatto, certo!
Un PGT cui comunque viene destinato un ambito di intervento ormai considerevolmente ridotto, perché il deterioramento del territorio urbano è stato in gran parte compiuto.
E, nel caso di Cologno, mi sembra ci si premuri, per quanto possibile - prima che il PGT possa creare ostacoli -  di porre in atto progetti  definiti “di riqualificazione del territorio”, che paiono sostanzialmente, per quel che ne ho dedotto, OPERAZIONI “DO UT DES”.
 
Nelle due pagine dedicate al PGT su QUI COLOGNO si titola “REGOLE CONDIVISE E PARTECIPATE”,  si chiedono gli ”utili consigli degli abitanti”, si parla di “interazione con le esigenze e i problemi dei cittadini in un processo partecipativo”.
 
Ma questo PGT, se ho ben capito, verrebbe dopo l’attuazione del progetto sull’area Torriani  che il Sindaco ha recentemente illustrato in più occasioni.
In questo caso il parere dei cittadini viene sostanzialmente trascurato e le loro istanze disattese.
Perciò, come cittadina, è su questo progetto che voglio tornare.
 

Perché il progetto viene presentato come l’unica soluzione ai problemi di cassa del Comune e alla possibilità di garantire un certo tipo di servizi ai  Colognesi.

 
Nella sua intervista in proposito a QUI COLOGNO, il Sindaco dice, testualmente,  che “l’area Torriani è privata e in quanto tale il proprietario ha dalla sua parte diritti, sanciti dalla legge, che gli permettono di mantenere, ampliandola, la destinazione industriale, oppure di richiedere una trasformazione urbanistica”.
E’ entrato nei dettagli nell’incontro del 28 febbraio.
E quel che ha riferito ci ha lasciati per la maggior parte sgomenti e con un senso di rabbiosa impotenza.
 
I diritti dei cittadini risultano tutti in subordine ai diritti della proprietà.
I Comuni, che sono i luoghi della vita delle persone, sono pressati dai diritti che alla proprietà vengono concessi e che diventano quasi degli aut aut in virtù del fatto che la proprietà ha denari per fare quello che vuole mentre i Comuni non ne hanno affatto per fare quello che dovrebbero.

Le leggi dovrebbero essere a tutela di un luogo e dei suoi abitanti e non, invece, metterli in condizione di soggiacere a ricatti e di subire gravi danni.

 
Nella sua intervista su QUI COLOGNO il Sindaco dice, riporto  ancora testualmente, che “la riqualificazione dell’area Torriani non comporta alcun consumo di suolo incontaminato” perché  “l’area è già costruita MASSICCIAMENTE
Certo, l’area è costruita MASSICCIAMENTE in senso orizzontale, con edifici di un piano, ma nel progetto, insieme ad un ampio consumo del suolo in senso orizzontale, abbiamo una verticalizzazione spinta dell’edificazione, che rende ancor più gravi le conseguenze.
E poi, se  per via delle costruzioni attualmente esistenti nell’area Torriani la stessa viene definita “GIA’ COSTRUITA MASSICCIAMENTE”, perché viene proposto di costruirvi ANCOR PIU’ MASSICCIAMENTE?
Perché si paventa l’eventuale costruzione di 60.000 metri cubi da parte della proprietà fra un anno e mezzo (ebbene sì, questo è uno dei diritti che la proprietà ha) quando  ci si dispone a farne costruire 110.000 circa?
In un’area che, lo ripeto, viene definita “GIA’ COSTRUITA MASSICCIAMENTE”.
Perché si pensa di farlo in una zona già logorata,  “cementificamente” parlando?
Perché i cittadini dovrebbero subire ancora una volta scelte di questo tipo?
 
Semplice. Per avere 20 milioni di euro di oneri di urbanizzazione anziché 5 milioni.
Con 20 milioni di euro si potrebbe far quadrare il bilancio comunale e  dare il via ad una serie di realizzazioni con funzione pubblica, con  5 milioni di euro no.
Per come è stata motivato il progetto nella sua  presentazione, potrebbe sembrare che i cittadini contrari a un simile incremento della cementificazione, con i pesanti annessi e connessi in termini di impatto ambientale, si contrappongano a iniziative che hanno come scopo di migliorare le condizioni di altri cittadini colognesi.
 E’ stato detto,  ad esempio, della possibilità di interrare gli elettrodotti delle vie Boccaccio e Papa Giovanni che solo l’attuazione del progetto sull’area Torriani, coi suoi introiti, pare possa consentire.
 
Ma all’origine di quelle situazioni  non ci sono lontane scelte  dello stesso stampo di quelle che si vogliono fare ora? Si è scelto allora  di costruire in misura tale che gli elettrodotti si venissero a trovare prossimi fino alla sconvenienza.
Non si è guardato alla salute dei cittadini allora come non vi si sta pensando ora.
Si vuole riparare a un danno facendone un altro?
Si dice ai Colognesi che, in cambio, avranno questo o quell’edificio pubblico più nuovo o più grande o più nuovo e più grande, che avranno più e migliori servizi.
Come negare che più e migliori servizi siano un dato allettante?
Ma un dato da pagare pesantemente in termini di vivibilità ambientale.
Perché il Sindaco ha liquidato con due parole l’impatto che i nuovi insediamenti avranno sul traffico -  e, conseguentemente, sull’inquinamento atmosferico, acustico e quant’altro della zona centro -  dicendo che esso è compatibile col grado di traffico che, secondo uno studio, il  Corso Roma  può sopportare.
E’ anche compatibile con la capacità di sopportazione degli apparati respiratorio e uditivo e dei sistemi immunitario e nervoso dei suoi abitanti?
 
Già nell’intervista a QUI COLOGNO, alla domanda del giornalista: “E le auto? E il traffico?” il Sindaco rispondeva “Sono previsti quasi esclusivamente parcheggi sotterranei”.
 

C’è da chiedersi: anche il traffico verrà interrato? Le auto, i camion, le moto procederanno sotterranei? L’aria diventerà più pulita grazie all’aumento dei veicoli e al loro spostamento verso un centro così “accentrante” ed attraente? Il rumore si affievolirà? E ricaveremo maggior frescura durante le estati da questa ulteriore e intensiva cementificazione?

 
“Il piano del traffico sarà rivisto”…”Faremo uno studio serio, parallelamente con l’approfondimento del progetto di riqualificazione”: sono ancora parole del Sindaco.
“Uno studio serio”… serio penso potrebbe esserlo se lo si facesse considerandolo vincolante per la realizzazione di qualsivoglia progetto, se cioè esso partisse col mettere al primo posto il benessere e non la “BENESTANTERIA” – perdonate il termine – dei cittadini.
E dico “benestanteria” – non lo si cerchi sul dizionario, perché non c’è – prendendo spunto dall’ultimo QUI COLOGNO dove si parla della nuova piscina col suo centro fitness.
E’ una condizione che sempre più caratterizza le nostre città e la nostra società in genere: quella di sostituire la diffusione dei centri fitness e  dei centri benessere, al benessere dell’ambiente naturale che si cerca invece di affossare.
E mi viene di ricordare i centri di ossigenazione giapponesi, dove i nipponici si fanno un’inspiratina di ossigeno da una macchinetta, perché nell’aria di città ne è rimasta ben poca traccia.
E’ questo il benessere?
Quello che conta è  solo che si possa essere cittadini di una Cologno con più servizi, di una Cologno “benestante”?

Non importa a nessuno se ciò comporterà un danno per altri aspetti ben più importanti della nostra vita?

E’ ANCORA  TUTTO DA DIMOSTRARE che una migliore qualità della vita per i cittadini sia data dall’avere un palazzo comunale nuovo e  un auditorium più grande, come scelta prioritaria, piuttosto che da un ambiente salubre con grandi spazi verdi e traffico limitato.
Certo il  nuovo palazzo comunale e tutto il resto hanno, per l’Amministrazione comunale, le loro ragioni d’essere, bilancio alla mano.
Ma 110.000 metri cubi di cemento in una zona che è già a considerevole densità abitativa e trafficatissima …!
 
Le scelte edilizie, una volta attuate, che grado di reversibilità hanno?
Quale reversibilità è possibile per le pesanti e sbagliate scelte edilizie che Cologno ha già dovuto sopportare in passato?
Qualunque “correzione” successiva a realizzazioni del genere è quasi improponibile: occorrono danari a dismisura e soluzioni di difficilissima individuazione ed attuazione per chi vi è insediato.
Non avrebbe senso pensare: “Lo facciamo, a rimediare eventuali danni si penserà poi”, perché in materia edilizia a certo genere di danni non c’è rimedio.
 
Occorre cambiare mentalità,  forse occorrebbe avere il coraggio di affrontare  certe battaglie, e non limitarsi ad addurre  ragioni che, già in passato, hanno prodotto guasti.
Gli errori passati non ci insegnano niente?
 
Nell’incontro del 28 febbraio  il Sindaco ha fatto riferimento alle  pesanti intenzioni edilizie di Cinisello, Brugherio, Sesto S.Giovanni e …Padova, dove a pochi passi dalla cappella degli Scrovegni dice che costruiranno  per 140.000 metri cubi.
E cita questi esempi a conforto delle sue scelte e proposte: “Tutti costruiscono,, perché Cologno non dovrebbe?”
Mi pare, però, che riferendo di Sesto e di Padova, il tono del Sindaco non fosse comunque di entusiastica approvazione. Come potrebbe esserlo? Chi potrebbe considerare davvero positive queste notizie?
Eppure, se da un lato si riconosce implicitamente la discutibilità di quelle scelte, dall’altro le si prende ad esempio per avvalorarne di simili.
Non è quantomeno strano?
 

L’enorme impulso edilizio di questi tempi, pari solo a quello degli anni del BOOM, se non addirittura superiore, risponde ad esigenze che poco hanno a che vedere con il reale benessere dei cittadini.

 
Tra l’altro, ciascun Comune “paga” le scelte edilizie dei Comuni limitrofi; ciascun Comune dà incremento e riceve incremento ma… incremento di traffico, smog, caos.
 
Bisogna riconoscere l’assurdità di tali “soluzioni” per discostarsene.
Tutti i Comuni sono economicamente “con l’acqua alla gola”?  ALLORA TUTTI I SINDACI SI MUOVANO INSIEME CON I LORO CITTADINI.
Se attualmente ci sono leggi che consentono o costringono a scelte improvvide, non è più giusto e logico che i Primi Cittadini si facciano promotori con gli abitanti delle loro città di una battaglia perché vengano modificate, piuttosto che se ne facciano scudo, se non  addirittura paladini,  per scelte altrettanto non condivisibili?
 
 
Torno a dire: le leggi dovrebbero tutelare le persone e non metterle nella condizione di dover soggiacere a ricatti, perché di ricatti hanno tutta l’aria,  alimentati da un lato dagli intenti di profitto e di speculazione delle “proprietà”, e dall’altro dalle ridotte entrate comunali.
 

L’ arrendevolezza che  i cittadini sembrano  dimostrare è  provocata da una politica che non tiene in alcun conto il loro parere, anche se i politici si riempiono la bocca della parola “partecipazione”.

I politici invitano costantemente la gente alla partecipazione, salvo poi opporre, alle  proposte della gente,  ostacoli di natura legislativa ed  economica che paiono insormontabili e che invece, con una volontà  che davvero intendesse vedere coinvolte Amministrazioni comunali e cittadinanza, si potrebbero probabilmente superare.

5. 3. 08.

FORUM sull’Urbanistica - II parte - Venerdi 7 Marzo 2008

… tra cantieri in attività,   progetti innovativi,
preparazione del Piano di Governo del Territorio (PGT) … 
 
DOVE VA LA NOSTRA CITTA’?
Il dibattito è ancora aperto!
 

al FORUM CITTADINO

venerdì, 7 marzo 2008  ore 20.45
 
Auditorium di Via Petrarca 13 – Cologno Monzese
 
 
Interverranno:
 
Mario Soldano, Sindaco di Cologno Monzese

Luigi Caprarella, Architetto, Urbanista, Partito Della Rifondazione Comunista

Antonio Tagliaferri, di Cologno Solidale e Democratica


Sarà proiettato un filmato amatoriale

con la città e i cittadini come protagonisti!

 

Scarica il volantino:

volantinoTerritorio_7Mar.jpg

29. 10. 07.

Un appello per la difesa del territorio

Filed under: Ambiente

Un appello della “Rete dei comitati per la difesa del territorio”. Per allargare 
la vigilanza e la protesta, al di là della Toscana, in ogni regione d’Italia
 
Data di pubblicazione: 24.10.2007

Siamo persuasi che nel corso dell’ultimo decennio la 
distruzione del territorio e del paesaggio e l’attacco all’ambiente 
sono in Italia dilagati con effetti devastanti. Responsabilità di una 
legislazione troppo permissiva e delle carenze e debolezze delle 
strutture di controllo dello Stato; ma soprattutto degli orientamenti 
espressi dal ceto politico, anche da quello di centro-sinistra, il 
quale, - in misura crescente anche nelle zone del paese considerate un 
tempo santuari dell’arte e della cultura, come la Toscana, - ha 
imboccato, a quanto pare senza sentire ragioni, la strada dell’
investimento immobiliare speculativo e delle Grandi opere a ogni 
costo. 
 
La Rete Toscana dei Comitati per la difesa del territorio, 
forte dell’adesione ormai di ben centossessantadue Comitati, ritiene 
che non solo in Toscana ma anche altrove sia necessario estendere, 
rafforzare, sistematizzare una lotta che parta dal basso, resti 
solidamente ancorata alle radici e alle economie locali e pure s’
estenda secondo il modello della rete e, progressivamente, Comune per 
Comune, Regione per Regione, fino ad abbracciare l’intero territorio 
nazionale. 
 
Sommando l’una all’altra le emergenze territoriali, di cui 
esiste ormai un’ampia documentazione, - migliaia di casi, che 
riguardano le grandi città e le campagne, le coste e il territorio 
collinare, i beni culturali e quelli paesistici, il problema dei 
rifiuti e quello dell’energia, - viene fuori, infatti, il quadro di una 
vera e propria emergenza nazionale, forse in questo momento della vera 
emergenza nazionale. 
 
Non si tratta, del resto, di un impegno solo 
difensivo. E’ nostra convinzione, infatti, che territorio, ambiente e 
paesaggio possano essere alla base di un diverso modello di sviluppo, 
produttore di una ricchezza durevole, e in grado di consegnare alle 
generazioni future una migliore qualità e una maggiore quantità di 
risorse. 
 
Salvare il territorio italiano e il suo patrimonio storico, 
paesaggistico e culturale, difendere l’ambiente e il territorio, che è 
un bene comune, da speculazioni e interessi privati e dall’intreccio di 
affari, politica e istituzioni, che caratterizza pesantemente questa 
fase della vita pubblica italiana, è un compito gigantesco, che va 
affrontato subito, perché non sia troppo tardi… 
 
Coloro che  sottoscrivono questa dichiarazione fanno appello a quei cittadini, 
che ovunque si organizzano in Italia localmente nelle forme dei Comitati 
spontanei e volontari e delle Associazioni, perché uniscano le loro 
forze e le organizzino nelle Reti dei Comitati locali e regionali, che 
a loro volta si uniscano e si organizzino in una Rete delle Reti, 
capace d’essere interlocutore autorevole dei poteri locali e centrali 
in tutti i punti della carta geografica italiana. 
 
Solo ripartendo dal basso, solo difendendo il territorio in tutti i suoi punti, solo 
unificando tutte le forze disponibili, sociali e intellettuali, si può 
pensare di affrontare e vincere questa battaglia di cittadinanza e di 
democrazia. 
 
Primi firmatari:Alberto Asor Rosa, Mario Torelli, Alvise 
Serego Alighieri, Vezio De Lucia, Carlo Ripa di Meana, Paolo Baldeschi, 
Vieri Quilici, Alberto Pizzati, Bernardo Rossi Doria, Gaia Pallottino, 
Paolo Berdini, Benedetta Origo, Valentino Podestà, Nino Criscenti, 
Ornella De Zordo, Giorgio Pizziolo, Cosimo Marco Mazzoni, Francesco 
Vallerani, Gianfranco Di Pietro, Claudio Greppi, Cinzia Mammolotti , 
Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern, Bruno Toscano, Gianluigi 
Colalucci, Bruno Zanardi, Daniela Bartoletti, Pino Guzzonato, Edoardo 
Salzano. 
 
Inviare le sottoscrizioni a: toscanacomitati@libero.it
 

Altri notizie sul sito www.eddyburg.it
 
 

27. 4. 06.

Arcore, che fare per l’area Falk?

Filed under: Ambiente

di Valentino Ballabio
Mentre la politica locale si è affannata, in tutta la lunghissima fase che ha preceduto la campagna elettorale, a stabilire “chi sta con chi”, o meglio “chi sta contro di chi”, ha molto trascurato  il …leggi tutto l’articolo

Area Adriano-Marelli: da Palazzo Marino nuovo cemento

Filed under: Viabilità, Ambiente, Milano

di Giuseppe Natale
*Gronda e megacentro commerciale*
Ora tocca alla Provincia superare le sue contraddizioni modificando il piano di intervento
…leggi tutto l’articolo

23. 3. 06.

Agricoltura bilogica e Ogm

Il Circolo Legambiente e il GASP (Gruppo di acquisto solidale popolare) di Vimodrone, con la Bottega del commercio equo Eticomondo di Cernusco, organizzano per i prossimi *24* e *30* marzo due incontri rispettivamente a Vimodrone e Cernusco sui temi dell’agricoltura biologica e degli OGM.
Maggiori informazioni sul GASP sono disponibili sul sito web:
http://www1.autistici.org/gaspvimo/

24. 2. 06.

Tangenziale e casello a San Maurizio e nuove idee in provincia

Tangenziale  e casello a San Maurizio. La Gazzetta della Martesana ha un articolo nel quale si fa il punto su un progetto della Provincia per creare "una uscita che da Sesto porta direttamente a Cologno [passando da San Maurizio e tagliando in due il parco della ex area Falk, immagino]: un’altra brutta notizia per i residenti". Oltre all’idea di togliere il casello imponendo "un sistema elettronico di riscossione" per  tutta la tangenziale. (leggi l’articolo sulla Gazzetta della Martesana)

 

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