Il blog del Forum Cittadino Permanente di Cologno Monzese

20. 1. 09.

PERCHE’ TACI SU GAZA?

PERCHE’ TACI SU GAZA?

Perché taci su Gaza? Perché non
provi a sparpagliare il coro di corvi
gracchianti dietro ai carri armati?
Perché non esprimi ad alta voce
il tuo dissenso?
                      Sei colomba
del disarmo, lontanissima
da chi è sempre pronto
a legittimare, a giustificare la guerra,
a giudicare argomenti convincenti
gli assassini, le stragi, i bombardamenti.

Perché l’esercito potente,
superpotente dei superpotenti,
l’esercito di un popolo ammassato
nei campi di concentramenti e
un tempo quasi sterminato,
dovrebbe avere sempre ragione?
E’ forse infallibile il Governo
che lo manda? E’ sempre nel giusto? 

Perché schierarsi coi massacrati di oggi,
mostrare simpatia, compassione,
alleviare il dolore della loro
condizione dovrebbe suonare
razzismo antisemitico?
Tu
non sei il Presidente dell’Iran,
né il capo di Hamas. Tu sei
una spettatrice televisiva,
una colomba che non teme
di volare sulle sofferenze ingiuste,
sulle esistenze distrutte, sulle vite
uccise, non risparmiate.

Che uomo è chi ordina bombardamenti
per essere rieletto a febbraio?

Trasformare corpi di massacrati
 in volantini di propaganda. Se
questo è un uomo. Nella terra dell’Utile
e dell’Interesse fare di ogni vita
merce di scambio. Se questa
fabbrica di morte è la missione.

Vuoi sapere, da quando
hai visto la foto sui giornali,
vuoi sapere il nome della bimba
la cui mano solo affiora dalle macerie
sotto cui un assassino l’ha sepolta. Vuoi
sapere quanti come lei sono morti,
come si chiamavano e che età
avevano e come vivevano
e quali erano le loro storie.

Un cardinale ha definito
Gaza "campo di concentramento"
e il coro dei corvi ha gracchiato
per zittirlo. Un politico ha detto
che sembrava una "spedizione punitiva"
piuttosto che una guerra
e ancora il coro di corvi ha gracchiato
per zittirlo.
Anche tu temi
d’essere zittita? Anche tu pensi
che il Governo d’Israele abbia
sempre ragione nei secoli
dei secoli e così sia?

No. Tu credi che il terribile
Novecento abbia insegnato
un semplice principio:
chi pratica la distruzione dell’altro
prepara la propria.
 Vuoi sapere, da quando
hai visto la foto sui giornali,
vuoi sapere il nome della bimba…

   DONATO SALZARULO

gennaio 2009

25. 11. 08.

TRE DOMANDE E DUE CURIOSITA’ SUL PIANO PROVINCIALE DEI RIFIUTI

Nella cronaca milanese della Repubblica leggo che Penati sostiene "No
all’inceneritore nel parco" Sud (giustamente) e però propone di
costruirne uno nella cosiddetta Grande Milano.
Il Piano del Presidente della nostra Provincia viene così sintetizzato dall’articolista:
- Il  fabbisogno aggiuntivo di rifiuti da smaltire sul territorio
metropolitano è di 600 mila tonnellate l’anno: 140 mila sarebbero di
competenza della nuova Provincia di Monza; ne rimarrebbero da smaltire
460 mila.
- Il problema verrebbe risolto: a) raddoppiando l’impianto di
Trezzo che attualmente smaltisce 180 mila tonnellate l’anno; b)
costruendo un nuovo impianto in zona Nord Milano, in grado di bruciare
370 mila tonnellate l’anno.
"I Comuni del Consorzio Nord Milano -
aggiunge il Presidente - si sono già candidati a ospitare sul loro
territorio un nuovo inceneritore."
Tre domande:
a) il nostro Sindaco e l’A.C. si sono dichiarati disponibili a costruire un nuovo
inceneritore fra Sesto e Cologno?
b) E’ un nuovo inceneritore accanto al vecchio o sostituisce il vecchio?
c) Si può conoscere il dato della raccolta differenziata di Milano-città e dei
singoli Comuni della provincia?
Naturalmente della ricetta europea basata sulle 5 erre:
Riduzione dei materiali, Riuso, Raccolta differenziata, Riciclo, Recupero energetico
neanche un accenno.
Due curiosità: sarei felice di sapere cosa ne pensano i nostri Consiglieri provinciali e,
soprattutto, se possono darci ulteriori e più precise informazioni sulla questione.
Infine vorrei sapere cosa ne pensano i gruppi consiliari e le forze politiche
colognesi.
Grazie
Donato Salzarulo

PS. 
PILLOLA INFORMATIVA SUGLI INCENERITORI

Gli inceneritori o
"termovalorizzatori" (termine in uso solo in Italia per addolcire la pillola,
come precisa Viale nel libro "Azzerare i rifiuti", Bollati Boringhieri, 2008)
sono delle macchine inefficienti che rilasciano in aria inquinanti micidiali. 
Però producono soldi a spese degli utenti e dei contribuenti (grazie agli incentivi CIP6)
e vi sono lobby industriali quanto mai interessate a questi affari. Questo tipo di impianti,
senza questi incentivi, sarebbero antieconomici. Così come sarebbero antieconomici
se non bruciassero, a pieno regime, tutto il bruciabile.
Citazione da libro di Viale:    
"L’inceneritore è una macchina due volte tossica. E’ tossica perché rilascia
ceneri e scorie pericolose che vanno sotterrate in discariche ad hoc, mentre il resto
(quattro quinti) se ne va in fumo. Non sparisce, ma si disperde nell’
aria e poi ricade sui nostri polmoni, sulle cose che mangiamo, sul
terreno dove passeggiamo o giochiamo. Soprattutto si accumula lungo i
diversi anelli della catena alimentare […]
Ma l’inceneritore è tossico soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori
locali, governanti nazionali e commentatori di giornali e telegiornali, i quali aspettano
da quella macchina - invece che dalla riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso
la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini, cioè di coloro che i rifiuti li
producono - una miracolosa soluzione del problema." ( Viale, op. cit. pag. 103-104).

3. 10. 08.

LETTERA APERTA AD AMICHE E AMICI DEL NORD

Care amiche ed amici del Nord,

vivo in mezzo a voi, in una città dell’hinterland milanese, da quarant’anni.

Sono nato in un paese dell’Irpinia d’oriente, al confine tra la Campania e la Puglia. Il mio paese si chiama Bisaccia. Un nome sconosciuto ai più e che francamente non fa impazzire; con gli amici spesso ricorriamo a circonlocuzioni del tipo: “paese d’argilla”. Sintagma  che dice la natura del territorio su cui è insediato (una montagna d’argilla) e, purtroppo, il pericolo di frane al quale è costantemente sottoposto. Ma non frana solo il terreno. Nel mio paese smotta, da oltre un secolo, il tessuto sociale. Bisaccia ha emigrati dappertutto: negli States, in Argentina, nel Canada, in Germania, in Svizzera, in Inghilterra, a Torino, a Milano, a Firenze…Un paese, insomma, svuotato da mille energie intellettuali, morali, culturali, svuotato da quello che certi economisti chiamano “capitale umano”. E, tuttavia, ancora vivo, ancora pronto a fronteggiare con schiena ritta l’esistenza.

A pochi chilometri di distanza si trovano paesi come Santangelo dei Lombardi o Guardia Lombardi. Si chiamano così non a caso. I Lombardi, gli antenati delle persone con cui vivo da quarant’anni, sono stati dalle mie parti. Un tempo le hanno occupate. Le tracce non sono soltanto questi nomi. Forse anche i miei occhi azzurri dicono una possibile provenienza storica del mio materiale genetico. Tiro in ballo questi dati per dire che fra di noi c’è “aria di famiglia” e non potete disinteressarvi di ciò che sta succedendo nei miei luoghi. Beninteso, io dico i “miei luoghi” perché sono nato lì e vi ho trascorso l’adolescenza e la prima giovinezza. Ma io sono abitante colognese, cittadino che fa del suo meglio per dare il proprio contributo nella comunità locale in cui vive. Inutile dire che non sono un leghista, non sogno nessuna Padania e, parlando il mio italiano, mi sento cittadino di questa lingua con occhi e orecchie aperte ad altre lingue, europee e non.

Cosa sta succedendo dalle mie parti? In questi giorni vi sono militari che presidiano le strade provinciali e interpoderali dell’altopiano del Formicoso. Hanno addirittura recinto con filo spinato la zona di Pero Spaccone. Misure da stato di polizia per consentire ai tecnici di Bertolaso l’effettuazione delle operazioni di carotaggio su un terreno  destinato a diventare megadiscarica. Avete capito bene: per “risolvere” il problema dei rifiuti in Campania, fra Bisaccia e Andretta (un altro paese a dodici chilometri dal mio), sul Formicoso appunto, hanno deciso di allestire una piattaforma multifunzionale (la chiamano così) che raccoglierà  anche i rifiuti tossici del Nord. Inizialmente esproprieranno una quarantina di ettari di terreni coltivati a grano e poi si allargheranno fino a cento ettari ed oltre. 

“Giusto!” diranno molti di voi. Non si può continuare a vedere le immagini di una città come Napoli, capitale del Mezzogiorno, invasa dall’immondizia. E meno male che il premier ha preso in mano la situazione, meno male che sta facendo avanti e indietro Milano-Roma-Napoli per verificare di persona e controllare quasi settimanalmente. Quando una situazione va a rotoli, un po’ di decisionismo non guasta. Parlare, parlare…Voi meridionali siete abituati cosi! Noi, invece, siamo lombardi, abituati al fare! E il nostro premier è un  lombardo doc. Lo dicono alla TV e lo scrivono anche i giornali che in quattro e quattro otto  ha liberato Napoli dall’immondizia.

Ammesso che sia vero, a che prezzo? La parte del rompiscatole non mi piace. Né sono uno di quelli abituati a cercare il pelo nell’uovo. Ma ciò che sta accadendo è così ingiusto, è talmente ingiusto che voi non riuscite neanche ad immaginarlo. Anzi, penso che non lo sappiate neanche. Altrimenti, conoscendovi, sono sicuro che rompereste il silenzio ed evitereste di diventare complici di una grande ingiustizia.

Siamo informati continuamente da un sistema mass-mediatico (canali televisivi e giornali) che perseguono prevalentemente lo scopo di difendere gli interessi dei gruppi dominanti e difenderli come legittimi e giusti. Chi ha studiato a fondo e conosce il problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania (e non solo in Campania, anche qui da noi, che abbiamo l’inceneritore a quattro passi, tra Sesto e Cologno, e che per varie ragioni non fa dormire sonni tranquilli agli abitanti della zona), chi ha studiato, dicevo, propone da tempo una politica alternativa dei rifiuti. Una politica incentrata sulla riduzione dell’ingombro (che rappresenta il 40% dei rifiuti), sulla raccolta differenziata porta a porta, sul riciclaggio, ecc.; una politica che eviterebbe gli inceneritori e le megadiscariche e che eviterebbe di compiere lo scempio che hanno già fatto in vari luoghi e che hanno intenzione di fare sull’altopiano della mia adolescenza. Ma questa politica non viene realizzata né dalla destra, né dalla sinistra perché il profitto non si tocca, anche quando manda le società a catafascio come sta succedendo in questi giorni. Non si tocca. E bisogna allora costruire 12 inceneritori in Italia (4 soltanto in Campania) per riempire le tasche delle lobby industriali (IMPREGILO, varie industrie del Nord e centro Italia). Addirittura, lo sapete?, sulla bolletta dell’Enel  paghiamo una tassa (il CIP 6) per dare soldi a questi signori e incentivarli. In attesa che entrino in funzione i termovalorizzatori, si devono costruire megadiscariche e infossarvi tutto l’infossabile. Ridurre l’ingombro? Neanche a pensarci! E che fine farebbero le fabbriche piccole e grandi della plastica, del cartone, del polistirolo?…D’accordo. Utilizziamo allora quotidianamente o quasi  piatti, bottiglie e bicchieri di plastica, cartoni, imballaggi vari e distruggiamo il Formicoso. Così il mio paese, oltre a subire frane, emigrazioni, terremoti, adesso diventerà la megadiscarica della Campania, dell’Italia e di mezza Europa. Lo so: Discariche più o meno grandi sono state o vengono allestite in molti altri luoghi   E, quindi, ripeto: il mio non è localismo. Non è amore di “piccole patrie”. Non è “sangue e suolo”. E’ rabbia, ira per chi ha il potere di fare diversamente e non fa e per tutti noi che potremmo cercare di fare e di costringere a fare diversamente e non facciamo. Me la prendo con me.

Voi pensate che a Napoli, la Iervolino abbia costretto i suoi cittadini a  fare la raccolta differenziata? Sognate! Quante famiglie non pagano la tassa dei rifiuti a Napoli e se ne vantano? Voi pensate che gli industriali di questo nostro ricco Nord decideranno di smaltire rifiuti tossici a prezzo di mercato e in condizioni di sicurezza? Sognate! Vuol dire che non avete letto “Gomorra”. Vuol dire che non sapete che la competitività e la ricchezza di questi luoghi, del nostro Nord voglio dire, deve molto  all’infossamento dei veleni e all’inquinamento delle falde acquifere di molte zone della Campania.  Questione settentrionale? Che grande menzogna! Che mistificazione!…Voi pensate che da oggi o, al massimo, domani modificheremo le nostre civili abitudini di mettere a tavola piatti, bicchieri, bottiglie di plastica?  Sogni!…

Non so se i miei amici e i miei compaesani riusciranno a far valere le loro ragioni (e ne hanno tante) per scongiurare la morte sociale. Oggi sui giornali (non tutti) c’è la notizia che dodici sindaci delle zone si sono incatenati di fronte a Palazzo Chigi per farsi ascoltare. Quello che so è che io c’entro. Anche voi c’entrate. Anche voi potreste chiedere, informarvi, non prendere per oro colato tutto ciò che la TV e i giornali ci dicono. Insomma, tutti possiamo dare una mano per confrontarci, dialogare, praticare soluzioni alternative, cercare di imporre le ragioni di chi è ultimo e oppresso. Il mio paese in questo momento lo è, molti altri paesi lo sono. Se non ci credete, provate ad andare sul Formicoso con google, provate a cliccare sul blog di Comunità Provvisoria o nessunotocchiilformicoso, provate ad ascoltare e a capire. Se vi sono soluzioni alternative, perché distruggere quel poco che resta di economia agricola di una zona?

Grazie

 

                                                                                                            DONATO SALZARULO

 
Cologno Monzese, 1 ottobre 2008

20. 5. 08.

Fuoco sui campi rom

Né la pioggia del fine settimana, né i pompieri

sono bastati a spegnere i roghi propagati

dai miei concittadini artificieri

nei campi rom. Fiamme e molotov

sulle donne, sui bambini,

sugli uomini fatti diventare agnelli

delle nostre paure reali

o immaginarie.

Assalti incancellabili,

atti inqualificabili per sempre

sull’altare del male

 

Il mio Paese ha storia fascista

e razzista. Non smette di averla,

pure quando sbandiera democrazia,

rispetto dei diritti umani, cortesia.

Al primo appuntamento con l’ignoto,

la reazione è quella nota e violenta

del caricare i fucili.

 

Secondo  politici di destra e di sinistra

la ciurma imbestialita andrebbe capita

perché esasperata. Invece è soltanto esaltata

dalle loro parole, liberata 

nella peggiore vigliaccheria

dello sport nazionale: italiana, brava gente

pronta a scaricare pallottole

su deboli e inermi.

 

Cari concittadini, non vi riconosco

mentre siete lupi, iene

del mio bosco.

 
Donato Salzarulo

 

19 maggio 2008

SMETTIAMOLA DI FARE I POETI

Pausa pranzo. Al termine di un piatto di asparagi, piselli e
uovo raffermo, cucinato al modo irpino di mia madre, l’occhio strabuzza
su queste righe di Repubblica  «Partiamo dalla realtà e smettiamola di
fare i poeti. La maggioranza dei rom delinque.» Il dichiarante è tale
Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno del PD.
Ce l’ha con me, dico, che
cerco rime sugli atti delinquenziali perpetrati da gruppi di miei
concittadini contro i rom. Cerco parole ferme, emozionanti. Per
rispondere con emozioni buone a cattive emozioni, con pensieri
indignati ma civili ad atti di barbarie. Per rispondere col ricordo e
la presa di coscienza alla smemoratezza  di chi vorrebbe dimenticare la
propria storia e  fare d’ogni erba un fascio.
Non conosco la biografia di Vincenzo De Luca. Non so nulla della sua esistenza. Non so da quale
famiglia provenga, quale scuola abbia frequentato, se sia o meno
sposato, se abbia figli, quanto guadagni, ecc. ecc. L’unica cosa che so
è che non lo vorrei Sindaco della mia città. Chi dichiara che bisogna
partire dalla realtà e smetterla di fare i poeti, oltre a non capire
nulla della poesia, non può capire nulla pure della realtà. E’ persona
da cui bisogna difendersi.
Lungo sarebbe l’elenco di poeti
imprigionati o torturati dal potere e da suoi rappresentanti. Perché
mai se vivono solo di chimere? Forse la realtà non è solo quella dei
rom che delinquono. E’ anche quella  di gruppi di italiani che senza un
nemico non riescono a dormire la notte.

19 maggio 2008

Donato Salzarulo

6. 5. 08.

Questa Citta’ - di Donato Salzarulo

Poesia nelle citta’ e delle citta’

Giovedi’ 8 maggio 2008, in Villa Casati - Sala Pertini ,alle ore 21- ultimo appuntamento di “Parole lette, parole dette” sulle citta’, incontreremo Donato Salzarulo, che ha dedicato alla citta’ di Cologno Monzese un denso e terso poemetto, uscito per le Edizioni Dente del Leone. Con lui il poeta Giovanni Bonoldi. Letture e musiche saranno a cura della Biblioteca di Cologno Monzese e dell’Associazione Musicale Citta’ di Cologno.

Donato va in citta’, come un esploratore curioso e attento, come un Marcovaldo che sa tutti i nomi delle piante ma anche quello dei tagli di prosciutto e delle molecole di idrocarburi. I nomi dei quartieri di Cologno (Garden City, Quartiere Stella, Case del tesoro, Le ammiraglie…) segnano i confini di terre favolose. In questa citta’ in cui manca il vento, “e’ tutto fermo”, ma tutto, d’improvviso, “si sbalestra”.

14. 4. 06.

Auguri con fiori di ciliegio

care amiche ed amici del Blog,
come molti italiani, sono in partenza.
fiori di ciliegioVado via non per riflettere sulla vittoria risicata, sull’Italia profonda che è di destra, sugli italiani ‘omologati’ e non so quant’altro. Vado via per riposarmi e leggere un bel libro: è la storia di Aloise Corbaz, un’artista folle, una visionaria tenuta chiusa per anni ed anni in un manicomio. Riuscì, tuttavia, a sprigionare un’intensa creatività.

Noi siamo rinchiusi nel manicomio Italia con più o meno la metà dei nostri fratelli e sorelle spaventati, intimoriti, incanagliti dall’idea che Prodi, Fassino, Bertinotti e compagnia bella voglia espropriarli, togliergli la "robba", la proprietà…
Ma no, continuo a dire loro, non vi spaventate…
L’unico incubo è il riccone di Arcore…
Non continuate ad imprigionarvi, imprigionando anche noi.
Venite con me sulle "leggere cime", venite con me a confezionare la "letizia pasquale".
 
LE LEGGERE CIME
 
            L’avrei affidato
alla presenza del mare,
al suo mugghiare sordo.
Poi avrei percorso i tornanti
dei colli celesti d’Appennino,
avrei imboccato i sentieri dei boschi,
avrei cercato nelle macchie mediterranee
il tuo stelo vitale,
le leggere cime di spiga
con cui confezionare la letizia pasquale,
delizie con aria di famiglia
colorate di viole
donate ed ammirate
e poi fuggite, volate via…
 
E’ il mio ovetto che volentieri vi regalo.
Auguri con fiori di ciliegio.

@Donato Salzarulo                              

 

5. 4. 06.

SCONFIGGERE IL GOVERNO DEI RICCHI PER I RICCHI

UNA GIOVANE ORIENTATRICE PROFESSIONALE AL FORUM

Serata all’insegna del microfono aperto al pubblico quella svoltasi ieri sera al  Forum Cittadino Permanente di Via Petrarca.

Serata per non continuare a subire una campagna elettorale brutta – all’unanimità gli intervenuti l’hanno giudicata tale -, tutta mass-mediatica e televisiva, combattuta con duelli all’italiana, da godersi, si fa per dire, seduti in poltrona e prestando attenzione alle parole, ai toni, alla mimica e alla gestualità dei contendenti. Oltre che contribuire a far salire lo share della politica-spettacolo,  il giorno successivo ognuno avrebbe potuto partecipare al nuovo gioco nazionale di chi ha vinto o convinto di più. Rito collettivo al quale la cattedra di sociologia dell’Università di Roma Tre – leggo su “La Repubblica” del 4 aprile – ha provato a dare una “veste scientifica” approntando quattro differenti schede di valutazione sul linguaggio verbale e non verbale usato dai contendenti.

Tornando a noi, credo che l’intervento clou della serata sia stato quello di una giovane orientatrice professionale che, ad un certo punto, ha detto all’incirca: «A Cologno il Centro Lavoro è stato chiuso. Gli ex Uffici di Collocamento saranno convogliati in agenzie. Ad Ottobre mi hanno fatto aprire la partita IVA e sarò pagata in base al numero di “colloqui orientativi” effettuati. Io voterò l’Unione, ma i DS non stanno facendo nulla. Quale sarà il mio futuro?»

Anche il consigliere comunale Vittorio Beretta nel suo intervento iniziale si era chiesto: quale Italia vogliamo? Perché il futuro, in fondo, si disegna e si progetta a partire, in una certa misura, da ciò che si vuole e da ciò che si ritiene o viene ritenuto più o meno centrale e importante. Beretta non ha dubbi sull’alternatività dei due modelli di società: quello ultraliberista del centrodestra e quello solidarista del centrosinistra. Anche la giovane orientatrice credo non abbia dubbi su questo. Tant’è che non ha preso neanche in considerazione l’idea di votare i proprietari della Casa della Libertà. Lei sa che in quelle stanze il Lavoro (e i lavoratori) sono malvisti. Sa che la maggioranza berlusconiana ha approvato la legge Biagi   con i suoi 67 possibili contratti per rendere precaria e flessibile la sua prestazione e quella di tanti giovani e meno giovani come lei. «La sinistra massimalista – ha detto Berlusconi nel suo show televisivo – vorrebbe che il figlio dell’operaio sia uguale a quello del professionista.» Per carità, non sia mai!…Per il signore di Arcore l’uguaglianza sociale e dei diritti è peggiore della peste. Lui vorrebbe una società “monarchica” e “carismatica”. Non è forse l’Unto del Signore?

Il consigliere provinciale Luigi Greco, intervenendo, ha posto l’accento sul cambiamento e sul fatto che esso è possibile come, a suo parere, dimostra l’esperienza della Giunta Provinciale milanese guidata da Filippo Penati. Anche questo penso sappia la giovane orientatrice professionale. Ma lei forse vorrebbe che il cambiamento non fosse generico, che si indirizzasse lungo precise direttrici, che quella del lavoro, ad esempio, fosse un’arteria fondamentale della cultura e del programma dell’Unione. E, invece, non è così. Le tante pagine scritte rappresenteranno pure un’eccellente mediazione fra le varie forze politiche alleate, ma non alimentano grandi speranze di futuro per chi vive non di BOT e CCT, dividendi azionari o rendite affittuarie, ma di lavoro.

«Come faremo a campare domani?» questa è la domanda che si sono posti i giovani francesi scesi in piazza in questi giorni e questa è l’unica domanda politica a cui avrebbero dovuto rispondere Prodi e Berlusconi. La giovane orientatrice, infatti, sa che la precarietà non è cominciata nel 2001 con il Cavaliere. Prima di Biagi c’è stato Treu.

Qualche settimana fa Sergio Bologna, un ricercatore che di queste cose s’intende, ha scritto sul “Manifesto” (24.03.06):

«Tre sole cifre per descrivere la situazione italiana. Siamo l’unico paese della UE dove i salari di fatto sono rimasti fermi da più di dieci anni a questa parte, quello dove le disuguaglianze di reddito tra diverse categorie di cittadini sono più accentuate, siamo l’unico paese della UE dove la produttività del lavoro è diminuita (nell’era dell’informatica!!!!)».
L’origine di questo disastro sta nell’accordo sul costo del lavoro del 1993. I sindacati offrirono salari fermi e “pace sociale”, le imprese invece di rafforzarsi e consolidarsi, invece d’investire in innovazione e ricerca, si sono “finanziarizzate”. «Oggi l’Italia – scrive sempre Sergio Bologna – è in mano ai riders della finanza, agli immobiliaristi e ai monopolisti privati delle utilities pubbliche (vedi autostrade). Accumulano rendite da capogiro. Il patto implicito contenuto nell’accordo del 1993 è stato rispettato solo da una controparte.»

“Sosteniamo Prodi, votiamo l’Unione.” Lo slogan della serata era questo. E nel Forum nessuno ha dubbi su come votare il 9 e 10 aprile così come nessuno dubita, se vinciamo, sulla necessità di tenere unite le forze della coalizione fino alla scadenza del mandato. Nessuno, però, si faccia illusione. Democrazia non è tracciare una croce sulla scheda ogni cinque anni e poi affidarsi ad occhi chiusi ai leader. La politica non vive se si riduce soltanto a un discorso (più o meno demagogico o più o meno onesto e serio) svolto dall’alto del ceto dei politici professionisti verso il basso dei cittadini-elettori. La democrazia presuppone un processo di andata e ritorno in tutte e due le direzioni. La democrazia cresce e con essa la partecipazione se il basso viene valorizzato e non ridotto al silenzio o al ruolo di “ascoltatore” (di comizi e di prediche) o di “spettatore” di teleduelli. Le persone non hanno soltanto bisogno di scegliere al “supermercato elettorale” un’offerta politica che appaia quanto più rispondente ai propri bisogni e interessi. Vorrebbero che in quel programma o in quell’offerta fosse riconoscibile qualcosa che abbia a che fare con il loro cuore e il loro cervello di partecipanti alla vita della polis locale e non.

Perché si superi una “società di individui” è necessario che gli individui facciano un’altra società. Dove comincia questo processo? In Parlamento?…Non credo. Esso comincia nella vita e nella cultura quotidiana, nelle battaglie di ogni giorno. Ecco perché la giovane orientatrice professionale, se vuole costruirsi un futuro, deve associarsi con tanti altri giovani precari o, come lei, a partita Iva e cominciare a “rompere le scatole”. Fare come in Francia.

Fare come in Francia - Foto da Flickr, di Sparadrap

 Foto da Flickr, di Sparadrap

Democrazia è anche conflitto sociale. «I giovani devono avere la speranza», diceva Rojo candidato al Parlamento per Rifondazione Comunista. Vero. La speranza cresce se non si è da soli e se il 9 e il 10 aprile viene sconfitto il governo dei ricchi per i ricchi. Non sarà la rinascita. Ma qualcosa di meglio per i lavoratori, per gli emarginati e per gli ultimi si potrà cominciare a fare.

@Donato Salzarulo                                                                                  

5 Aprile 2006    

30. 3. 06.

Un caimano per famiglia

Con moglie, nipote e suocera domenica 26 marzo vado a vedere “Il Caimano”. Il passaggio di Nanni Moretti alla …leggi tutto l’articolo

28. 3. 06.

Gregarismo e vita quotidiana

Sarà perché non adeguatamente pubblicizzato, perché alla TV davano la seconda puntata di “Bartali” o perché il lunedì si è stanchi della domenica, il fatto spiacevole è che solo 15 persone (comprese le cinque sedute al tavolo della presidenza) hanno partecipato al dibattito pubblico sul tema «Gregarismo e vita quotidiana», promosso dall’Assessorato ai Servizi Sociali per il 27 marzo alle ore 21 in Villa Casati.

Gregario è vocabolo di origine dotta, proveniente, come molte altre parole, dal latino. Letteralmente significa appartenente al gregge. Pecora, quindi. Può essere usato come sostantivo e come aggettivo. Nel primo caso è il «soldato semplice» o, detta in maniera estensiva, «chi fa parte di un’organizzazione o di un partito senza avere responsabilità direttive o prendere decisioni autonome» (Palazzi-Folena, 1992). Stando così le cose, gregari siamo un po’ tutti perché …leggi tutto l’articolo

Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare… - LA MORTE DELLA SIGNORA OLIVIERI, PRIMA ASSISTENTE SOCIALE DI COLOGNO

Sabato 25 Marzo. Di pomeriggio, partecipo al funerale della Signora Olivieri. La chiamavamo tutti così. Quando arrivo, le spoglie sono già dentro la chiesa centrale di Cologno, quella dei Santi Marco e Gregorio.
All’ingresso incontro Osvaldo Bertolazzi. E’ un compagno comunista. E’ stato Assessore ai Servizi Sociali. Ha lavorato, quindi, gomito a gomito con la Signora Olivieri. «Per morire a 67 anni ha avuto dei problemi di salute », mi fa. «Indubbiamente», rispondo. Intanto mi avvio verso …leggi tutto l’articolo

21. 3. 06.

Per la giornata mondiale della poesia

Filed under: Donato Salzarulo, Poesia

di Donato Salzarulo

21 Marzo. Dalle mie parti primavera piovosa. Ma oggi è la Giornata Mondiale della Poesia e verso le 16 devo andare a Milano, alla Palazzina Liberty. Ci manco da decenni, dal tempo degli spettacoli di Dario Fo. Attualmente è la sede della Casa della Poesia.

Dalle 16 alle 20 la “moltitudine poetante” potrà declamare per dieci minuti i propri versi, potrà farsi ascoltare, regalare idee ed emozioni al pubblico presente.

Io sono stato invitato da Abate, organizzatore insieme a Cristina Zanon e Giancarlo Majorino della maratona, a fare un breve intervento critico su “poetiche esplicite ed implicite nel fare poesia”. Poetica, in questo caso, vuol dire coscienza formale, consapevolezza che l’artista ha del suo fare poetico. Se viene espressa in pensieri, riflessioni, articoli, interviste, discorsi scritti si è di fronte a delle “poetiche esplicite”. In caso contrario, si hanno delle “poetiche implicite”. Ogni testo poetico ne ha una. Provare per credere.

La prova l’ho fornita offrendo al pubblico un pezzo di un mio lavoro in corso. Si tratta di una poesia scritta in due versioni: una più “prosastica” e un’altra più “ermetica”. Le differenze fra i due testi (e quindi le “poetiche implicite”) balzano immediatamente all’occhio: dall’uso degli spazi alla sintassi, dal livello del significante (metro, rime, allitterazioni, ecc.) a quello del significato (metafore, metonimie, ecc.). Si potrebbe dire che sono due poesie che rappresentano due “immagini del mondo” completamente diverse.

Voi cosa ne pensate? Quale delle due vi piace di più? Per quali ragioni?…

E’ possibile, naturalmente, che non vi piaccia né l’una, né l’altra…Ditelo pure, non mi offendo!

L’importante è cliccare sui Commenti e rendere un po’ vivo qusto Blog.

 

DONATO SALZARULO

QUESTA ROSA

A differenza di quella del giardino

la rosa che ti metto sotto il naso

non si consuma. Puoi pensare

di venderla o di comprarla come

fosse un brillante. Non è così.

Fra due anni è ancora qui:

rossa arteriosa, bella e raccolta

in petali splendenti, radicata

nell’humus ardente, flusso

d’amore e memoria vivente.

E’ così miracolosa da evocarti

il vero profumo d’ogni rosa.

E’ mia, ma può essere anche tua.

La sua felicità più autentica è quella

di appartenere a milioni di persone.

Questa rosa ti dirà di me,

dei miei gusti che stamattina

sono qui a poetare sulla rosa

che non ti scorre sotto gli occhi.

QUESTA ROSA

La rosa che ti metto sotto il naso

Non si consuma.

Bella e raccolta

In petali splendenti

memoria vivente.

Questa rosa ti dirà di me.

15. 3. 06.

Società democratica e Cologno solidale e democratica decidono di unificarsi

di Donato Salzarulo
L’esigenza e la voglia di unità sono profonde nel popolo di centrosinistra.

Pur di liberare il Paese da Berlusconi e di ridargli futuro, si ritiene utile, in questo momento, tacere o sorvolare sulle contraddizioni esistenti nello schieramento politico e nel blocco sociale e culturale in campo a sostegno di Prodi.
Uso parole come “popolo”, “schieramento”, “blocco sociale” per comodità (o forse pigrizia mentale), ma sono profondamente convinto che la realtà da rappresentare sia molto più fluida, magmatica, caotica. E’ probabile che l’unico centro che magnetizzi oggi questo sciame sociale sia uno stato d’animo collettivo rappresentato dalla necessità di mandare a casa una destra eversiva, incapace di rispettare i fondamenti del patto costituzionale e repubblicano.

Direi, insomma, che giornali come “La Repubblica”, “La Stampa”, “Il Corriere della Sera” di Mieli,  con le loro accentuazioni e differenze, esprimono in questa fase le posizioni ideologiche, culturali e politiche prevalenti nello schieramento di centrosinistra. Alla prova dei fatti e dei problemi sono posizioni, però, non prive di contraddizioni.

Penso a tutto questo, mentre ieri sera, scansando non per snobismo la visione dell’attesissimo duello televisivo, partecipo con altri amici ed amiche alla serata di unificazione di due associazioni locali: Cologno Solidale e Democratica  e Società Democratica. Serata non pubblicizzata e, quindi, non particolarmente partecipata. Il che, a ripensarci, è stato un errore. Una scelta che parzialmente soddisfa quel bisogno di unità che si diceva all’inizio andava assunta un po’ meno in sordina. Ma tant’è.

Le due associazioni a Cologno non rappresentano poca cosa: nelle elezioni comunali del 2004 presentarono due liste civiche d’appoggio al candidato Sindaco Vittorio Beretta. Il risultato elettorale sfiorò complessivamente il 10 per cento (per la precisione: 9,53). Da sola Cologno Solidale e Democratica  totalizzò il 6,97 per cento. Un segnale indubitabile di profonda insoddisfazione dell’elettorato nei confronti dei partiti tradizionali compresi quelli di centrosinistra. E’ da qui che bisogna partire: da questa crisi della democrazia perché, comunque la si voglia raccontare, non c’è ormai realtà locale in cui non fioriscono liste, associazioni, esperienze al di fuori dei confini della democrazia partitica, quasi completamente appiattita sulla politica-spettacolo di un ceto di professionisti il cui principale scopo sembra quello di conservarsi e autoriprodursi.

Gli esponenti e i soci delle due associazioni hanno alle spalle storie diverse: più vicina al cattolicesimo democratico e alle comunità di base Cologno Solidale e Democratica, più all’interno della tradizione ‘comunista’ e ambientalista Società Democratica. E, tuttavia, nel crogiolo dell’esperienza del Forum cittadino permanente le due realtà non hanno fatto prigioni, più o meno dorate, delle loro identità. Sono riuscite ad ascoltarsi e a cambiarsi. Soprattutto sono riuscite a conservare il valore prezioso di una comune esperienza (il Forum, appunto) che rappresenta una grande risorsa morale e democratica per la città. Hanno praticato quello che Don Virginio Colmegna chiama “meticciato”.

Ora che Società Democratica è confluita in Cologno Solidale e Democratica sarà più facile (si spera) e più proficuo affrontare i tanti problemi della nostra città. Il primo è quello del Bilancio comunale 2006. L’ultima Legge finanziaria del governo Berlusconi, la 266 del 23 Dicembre 2005, è una spada di Damocle per i Comuni. Però dobbiamo stare attenti al fumo che Sindaco e Giunta potrebbero sollevare intorno alle loro discutibili scelte. Essere invitati, come recentemente si è  fatto, agli incontri dell’Unione o alle riunioni dei capigruppo di maggioranza, oltre che buona cosa, è atto doveroso per chi non deve mai dimenticare che è Sindaco anche grazie al 22 per cento dei voti ricevuti nel primo turno da Beretta. Partecipare ad incontri non vuol dire pretendere accordi o, peggio, complicità. Democrazia è spesso conflitto, è sviluppo e governo di “contraddizioni in seno al popolo”. Se delle scelte non convincono e, a nostro parere, non sono positive, bisogna dirlo e criticarle. Per il bene della città e dei nostri cittadini.

_@ Donato Salzarulo

15.03.06

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