Il blog del Forum Cittadino Permanente di Cologno Monzese

7. 7. 09.

GRUPPI DI STRADA A MILANO: Una storia, un appello. A cura di E.A.

Filed under: Milano

UNA STORIA

David era conosciuto da tutti come Boricua. Boricua vuol dire portoricano, ma lui veniva dall’Ecuador, da Guayaquil. Era uno dei ragazzi dei Latin King, una delle cosiddette “gang” di giovani latinoamericani con cui abbiamo lavorato in questi anni per provare a trasformare i gruppi di strada in forme positive di aggregazione giovanile. Boricua diceva di sé e dei suoi amici, dei suoi fratelli, “siamo diventati bravissimi”. In parte aveva ragione, certamente era stato tra quanti hanno dimostrato più impegno e volontà nel perseguire il cambiamento.

David è stato ucciso la mattina del 7 giugno alle ore 5.15. Lo hanno ucciso altri ragazzi come lui, con una storia simile di migrazione, rabbia e dolore. Lo hanno ucciso per motivi che, per quanto futili, nella vita di strada contano tantissimo: un malinteso senso del rispetto, la voglia di ritorsione e rivalsa, la contrapposizione tra gruppi.

Con la famiglia di David, con i suoi amici, con i suoi fratelli e le sue sorelle della strada, abbiamo deciso che la sua morte deve essere una spinta ancora più forte per il cambiamento. Vogliamo essere forti, di una forza che non si fermi di fronte al dolore.

Abbiamo reagito subito stampando delle cartoline per ricordarlo e degli adesivi per dire insieme “Basta. No mas!”. Vogliamo continuare su questa strada e lanciare una campagna che raggiunga ragazzi e ragazze, migliaia di cittadini anonimi, le istituzioni. Per battere l’indifferenza e trasformare la rabbia in partecipazione. La campagna ha uno slogan che dice “Voglio vivere, per i nostri desideri” “Quiero vivir, por nuestros deseos”. La notte tra il 4 e il 5 luglio saremo nelle discoteche a distribuire volantini e adesivi. Martedì 7 luglio faremo un’azione in città per ricordare David e chiedere che altri si uniscano a noi.

UN APPELLO

Lilly voleva incontrare di nuovo sua madre, ma arrivata a Malpensa ha scoperto di non riuscire a riconoscerla tra i volti che attendevano i passeggeri dell’aereo dall’Ecuador. Ha preso un diploma e avuto una figlia. Il lavoro migliore che ha trovato è stato pulire gli scaffali di un supermercato di notte. Ora è tornata in Ecuador. Henry frequentava il liceo navale di Manabì, doveva diventare cadetto e fare la carriera militare. In Italia è stato iscritto a una scuola professionale. È entrato in una “banda”, ha commesso dei reati, è finito in carcere. Ora lavora in una fabbrica dell’hinterland, ma il rinnovo del suo permesso di soggiorno è bloccato per i reati commessi da minorenne. David è arrivato in Italia per lavorare e non ha mai avuto il permesso di soggiorno. Suo padre era ufficiale di marina, in Italia fa l’operaio. Sua madre, laureata in Sociologia, in Ecuador insegnava; qui lavora come O.s.s, in una casa per anziani. Lui è stato tra i fondatori dei Latin King a Milano. È stato in carcere, ha avuto una malattia. Parlava di pace e di progetti. È stato ucciso. Potremmo aggiungere storie, ma avrebbero quasi tutte lo stesso sapore. La migrazione per molti giovani non è un’esperienza semplice da vivere. Costringe a rompere con la propria vita, ad abbandonare gli amici con cui si è cresciuti, a cancellare i sogni sul proprio futuro. Costringe a rompere il proprio presente, senza avere idea di cosa riservi il futuro. Molti ragazzi e molte ragazze arrivano nel nostro Paese e scoprono che il loro futuro è terribilmente simile al presente dei propri genitori: lavori umili, pagati poco e con poche garanzie; le file davanti alla questura per rinnovare il permesso di soggiorno; le fughe dai controlli quando il permesso di soggiorno non c’è; case piccole e sovraffollate. Per alcuni ragazzi e alcune ragazze il prezzo da pagare per essere “bravi immigrati” è troppo alto. Hanno cercato altro, hanno cercato i propri simili, hanno voluto costruire un mondo in cui sentirsi accettati, sentirsi importanti. Un mondo in cui potere salvare la propria faccia. Il proprio mondo. In questo contesto sono nati i gruppi di strada, quelle che i mezzi di informazione e gli imprenditori della paura chiamano le bande. Dopo anni di presenza dei gruppi di strada in Milano, bisogna prendere atto di una realtà. Questi gruppi hanno la capacità di attrarre centinaia di giovani, ormai di tutto il mondo. Non ci sono solo latinoamericani. Ci sono ragazzi che arrivano dalla Romania, dal Marocco, dall’Egitto, dallo Sri Lanka. Ci sono, sempre di più, ragazzi e ragazze italiane. Hanno tutti una cosa in comune. Il loro futuro è stato scippato. Scippato da adulti che non ci sono, da una scuola che non educa, dal lavoro che non c’è, dalle istituzioni che non li riconoscono come cittadini.

25. 11. 08.

TRE DOMANDE E DUE CURIOSITA’ SUL PIANO PROVINCIALE DEI RIFIUTI

Nella cronaca milanese della Repubblica leggo che Penati sostiene "No
all’inceneritore nel parco" Sud (giustamente) e però propone di
costruirne uno nella cosiddetta Grande Milano.
Il Piano del Presidente della nostra Provincia viene così sintetizzato dall’articolista:
- Il  fabbisogno aggiuntivo di rifiuti da smaltire sul territorio
metropolitano è di 600 mila tonnellate l’anno: 140 mila sarebbero di
competenza della nuova Provincia di Monza; ne rimarrebbero da smaltire
460 mila.
- Il problema verrebbe risolto: a) raddoppiando l’impianto di
Trezzo che attualmente smaltisce 180 mila tonnellate l’anno; b)
costruendo un nuovo impianto in zona Nord Milano, in grado di bruciare
370 mila tonnellate l’anno.
"I Comuni del Consorzio Nord Milano -
aggiunge il Presidente - si sono già candidati a ospitare sul loro
territorio un nuovo inceneritore."
Tre domande:
a) il nostro Sindaco e l’A.C. si sono dichiarati disponibili a costruire un nuovo
inceneritore fra Sesto e Cologno?
b) E’ un nuovo inceneritore accanto al vecchio o sostituisce il vecchio?
c) Si può conoscere il dato della raccolta differenziata di Milano-città e dei
singoli Comuni della provincia?
Naturalmente della ricetta europea basata sulle 5 erre:
Riduzione dei materiali, Riuso, Raccolta differenziata, Riciclo, Recupero energetico
neanche un accenno.
Due curiosità: sarei felice di sapere cosa ne pensano i nostri Consiglieri provinciali e,
soprattutto, se possono darci ulteriori e più precise informazioni sulla questione.
Infine vorrei sapere cosa ne pensano i gruppi consiliari e le forze politiche
colognesi.
Grazie
Donato Salzarulo

PS. 
PILLOLA INFORMATIVA SUGLI INCENERITORI

Gli inceneritori o
"termovalorizzatori" (termine in uso solo in Italia per addolcire la pillola,
come precisa Viale nel libro "Azzerare i rifiuti", Bollati Boringhieri, 2008)
sono delle macchine inefficienti che rilasciano in aria inquinanti micidiali. 
Però producono soldi a spese degli utenti e dei contribuenti (grazie agli incentivi CIP6)
e vi sono lobby industriali quanto mai interessate a questi affari. Questo tipo di impianti,
senza questi incentivi, sarebbero antieconomici. Così come sarebbero antieconomici
se non bruciassero, a pieno regime, tutto il bruciabile.
Citazione da libro di Viale:    
"L’inceneritore è una macchina due volte tossica. E’ tossica perché rilascia
ceneri e scorie pericolose che vanno sotterrate in discariche ad hoc, mentre il resto
(quattro quinti) se ne va in fumo. Non sparisce, ma si disperde nell’
aria e poi ricade sui nostri polmoni, sulle cose che mangiamo, sul
terreno dove passeggiamo o giochiamo. Soprattutto si accumula lungo i
diversi anelli della catena alimentare […]
Ma l’inceneritore è tossico soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori
locali, governanti nazionali e commentatori di giornali e telegiornali, i quali aspettano
da quella macchina - invece che dalla riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso
la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini, cioè di coloro che i rifiuti li
producono - una miracolosa soluzione del problema." ( Viale, op. cit. pag. 103-104).

23. 5. 08.

A PROPOSITO DI PAURA

 

Pubblichiamo questo intervento ricevuto da Olivirero Motta, ex Assessore alle Politche Sociali del Comune di Rho.

 

Caro Presidente,

 

ho letto la sua intervista di oggi su “La Repubblica” di Milano (“Basta rom, la sinistra non abbia paura”) e sono indignato. E per questo non posso stare zitto.

Sono un cittadino che ha sempre votato a sinistra e ho avuto l’onore e l’onere di essere per sei anni Assessore alle Politiche sociali del Comune di Rho. Insieme a tanti altri buoni democratici su questo territorio abbiamo lavorato per aprire un villaggio solidale per la locale comunità rom.

Ricorda? Credo di sì, perché tra le mani mi sto rigirando la delibera, firmata da lei, con la quale ci concesse un contributo di 300.000 euro (che si andavano a sommare ad altri 150.000 messi a disposizione dalla Fondazione Cariplo).

Allora riteneva fosse “necessario sostenere il progetto di costruzione di un villaggio solidale della comunità rom del Comune di Rho, al fine di promuovere interventi d’inclusione sociale volti a realizzare un miglioramento delle condizioni abitative della comunità rom e l’avvio delle diverse strategie d’integrazione (scolarità, formazione professionale e inserimento lavorativo, educazione alla salute) che favoriscano un graduale passaggio verso forme compiute di residenzialità”.

10 maggio 2006. Sono passati solo due anni ed ora leggo le sue dichiarazioni per l’azzeramento dei campi rom in provincia. Perché gli zingari “devono semplicemente tornare a casa”.

Mi fa impressione soprattutto una cosa: le affermazioni che leggo ora sono testualmente quelle che ho sentito per sei anni dai banchi del centrodestra in consiglio comunale. Slogan digitali: zero/uno, bianco/nero, fuori/dentro, buoni/cattivi.

Ma la realtà è un po’ più complessa delle sue nuove parole d’ordine; è fatta di percorsi tortuosi, di progressive e possibili conquiste d’autonomia e integrazione. E di legalità. A questo proposito, se trova del tempo, si faccia mandare dalla Caritas ambrosiana l’opuscolo “Dalle porte della città”. Racconta dell’esperienza e dei risultati ottenuti con la realizzazione del villaggio solidale di Rho.

Sì, quello stesso che lei ha contribuito a finanziare.

Quando Penati non aveva paura di essere Penati.

Oliviero Motta

17 maggio 2008

10. 9. 07.

Lettera del Forum a sostegno del Villaggio Solidale

 

Pubblichiamo di seguito il testo della lettera di sostegno al progetto del Villaggio Solidale spedita dal comitato per il Forum Cittadino Permanente di Cologno Monzese al presidente della Regione Lombardia, R. Formigoni, ed al presidente della Provincia di Milano, F. Penati.

La lettera e’ stata spedita per conoscenza anche al Sindaco di Cologno Monzese, M. Soldano, ed al presidente della Casa della Carita’,don Virginio Colmegna.

 

 

A nome del “Forum cittadino permanente” di Cologno Monzese esprimiamo lo sconcerto di molti cittadini, che hanno sostenuto pubblicamente il progetto di realizzare un Villaggio solidale a Cologno Monzese.

Eravamo e siamo consapevoli delle difficoltà connesse con la gestione di una struttura che nasce per ospitare persone con problemi diversi e complessi, ma avevamo accolto con grande responsabilità civica la sfida posta dai  problemi legati all’immigrazione e al crescente disagio sociale.

Non capiamo, pertanto, quali siano le reali motivazioni che hanno spinto la Regione a revocare il finanziamento né quali nuove considerazioni abbiano indotto la Provincia a non sostenerlo più come aveva fatto vigorosamente in un primo momento.

            Restiamo convinti che ai problemi dell’immigrazione e del disagio si debba dare una risposta e, quella del Villaggio solidale, era e deve essere ancora una risposta coraggiosa e degna di una Regione  come la Lombardia storicamente sempre all’avanguardia e innovativa.             Non vogliamo, dunque, che si ceda alle paure e agli egoismi di una parte dei cittadini, spesso male informata sul reale stato delle cose. L’emarginazione si può e si deve combattere con azioni concrete di integrazione condivise dalla parte più matura della cittadinanza. E quella del Villaggio solidale aveva tutte le carte in regola per riuscire a diradare queste paure.

Chiediamo quindi che le istituzioni tutte, Regione, Provincia, Comune riprendano il cammino interrotto perché il progetto possa arrivare a compimento.

3 Settembre 2007

27. 4. 06.

Area Adriano-Marelli: da Palazzo Marino nuovo cemento

Filed under: Viabilità, Ambiente, Milano

di Giuseppe Natale
*Gronda e megacentro commerciale*
Ora tocca alla Provincia superare le sue contraddizioni modificando il piano di intervento
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15. 3. 06.

Nuove identità di lavoro: serata d’informazione sui problemi previdenziali

Filed under: Milano, Lavoro

Nuove Identità di Lavoro, in sigla NIDIL-CGIL, in collaborazione con l’INCA ha predisposto due importanti iniziative informative per le lavoratrici ed i lavoratori atipici:

*Giovedì 16 marzo* alle ore 18  nella “Sala Buozzi” della Camera del Lavoro di Milano (Corso di Porta Vittoria, 43) si terrà una serata di informazione sui problemi previdenziali dei collaboratori.

In questa occasione si potranno ricevere risposte a domande del tipo:

Si possono ricongiungere i …leggi tutto l’articolo

13. 3. 06.

W l’Italia! L’emergenza abitativa

Filed under: Milano, Donato Salzarulo

di Donato Salzarulo 

Dopo aver riso con Cornacchione e Littizzetto, ieri sera sono rimasto attaccato al video per seguire la prima puntata di *W l’Italia –“Case!”*.

L’autore, Riccardo Iacona, ha documentato l’emergenza abitativa che affligge *l’area metropolitana milanese*.

Il racconto comincia con le immagini della famiglia D’Argento *sfrattata*, dopo 25 anni, da una casa popolare di piazzale Corvetto. Sfratto pieno di incongruenze contrattuali, ma soprattutto atto violento esercitato sotto gli occhi dei bambini e …leggi tutto l’articolo

9. 3. 06.

Appello per la Città Metropolitana

di Antonio Tagliaferri

Le emergenze e i problemi irrisolti dell’area milanese sono al centro della campagna elettorale per eleggere il nuovo Sindaco di Milano.
Il sistema della mobilità che non funzione con effetti negativi anche sulla qualità dell’aria. La perdita di competitività che comporta, tra l’altro, la delocalizzazione delle …leggi tutto l’articolo

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